Otto gol, otto assist, diciassette tatuaggi. L’ultimo dei quali dedicato al Napoli. No, non lo stemma della squadra come pure aveva in mente, ma un’indiana. Una donna indiana. Una squaw con un cappello di penne colorate, i seni nudi e un mantello azzurro. E quel mantello l’ha voluto lui, Ezequiel Lavezzi, di colore azzurro. Il suo omaggio al Napoli ancora fresco d’inchiostro sul polpaccio destro.
«Pocho idolo napolitano», scrivono a Buenos Aires. Ma la replica è che è stata Napoli a stregare lui. «Certo che mi manca l’Argentina, ma questa città mi affascina e col suo affetto mi appassiona. Al punto che diventa difficile persino avere nostalgia del mio Paese», racconta il ragazzo arrivato dalla riva destra del fiume Paranà. Forse non è la verità. Forse, nonostante ogni mattima spalanchi le finestre su quel paradiso che si chiama Marechiaro, la nostalgia è veramente forte, eppure il Pocho ha mille motivi di consolazione.
Otto mesi, infatti, gli sono bastati per conquistare la città, incantata dalle sue invenzioni, dai suoi lampi e pronta a perdonargli piccoli peccati, così come di grandi ne aveva perdonati in passato a un altro figlio d’Argentina. Del quale lui è l’ideale erede. Soprattutto ora che ha cominciato a rubacchiare gol di mano. Lui che destino ha voluto diventasse azzurro il 5 luglio del 2007, così come proprio il 5 luglio di 23 anni prima, era il 1984, mise piede al San Paolo per la prima volta Diego Maradona.
Il Pocho, dunque. La nuova icona del pallone azzurro. L’immagine scugnizza e vincente della squadra. Il simbolo d’una stagione eccellente e persino divertente. E infatti, il Napoli ricomincerà da lui e dagli altri gioielli ai quali ha già allungato i contratti sino al 2013. Il presente e il futuro, Lavezzi, 23 anni tra tre settimane, che ieri se n’è stato al sole della Costiera assieme a Navarro ed a Gargano.
Di lunedì si può e il miniclan dei sudamericani s’è goduta la giornata in riva la mare. Vietato parlare di pallone, ieri. Al Napoli, al Parma prossimo avversario, all’Olimpica che l’aspetta a fine maggio in Spagna ricomincerà a pensare stamattina. Così come a quella doppia cifra che lui sogna. Otto gol sino ad oggi. Come Zalayeta e come Hamsyk e a un passo dal suo record che nella «primera divisione» è fermo a nove.
Ma Lavezzi vuole migliorarsi: dieci gol, almeno dieci gol e il titolo di bomber della squadra: è questo quel che vuole, difensori avversari permettendo. Già, perché Lavezzi ha pure un altro record: è il calciatore che ha subito più falli in serie A. Centoundici, contro i 105 di Del Piero, i 104 di Amauri, gli 83 di Kakà e i 74 di Borriello. Insomma, non segna ancora come loro, il Pocho, però più di loro prende calci. E questo vuol dire che forse oggi è proprio lui l’attaccante più temuto di questo campionato.
mercoledì 16 aprile 2008
Lavezzi è il calciatore che ha subito più falli in serie A
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lunedì 14 aprile 2008
NAPOLI-ATALANTA 2-0
Importante vittoria della squadra azzurra che, in un colpo solo, riscatta in parte l'umiliante sconfitta per 5-1 subita nella partita di andata, e il 3-0 subìto a Catania domenica scorsa, superando nel contempo la squadra bergamasca in classifica. Ottima la reazione dell'11 di Reja che fin dai primi minuti ha messo sotto la rinunciataria squadra di Del Naeri, orfana di Doni e Langella, mantenendo possesso palla, iniziativa e predominio territoriale, esponendosi a qualche pericolo in contropiede, ben contenuto dall'ottimo rientrante Iezzo. Nel secondo tempo però, l'avvicendamento di Calaiò con Sosa e la crescita di Gargano, Lavezzi e Hamsik, hanno fatto la differenza. Gli azzurri sono andati in vantaggio dapprima al 62° con una rete a porta vuota di Hamsik, facilitato dalla respinta corta dell'ex portiere azzurro Nando Coppola, sull'angolato diagonale di Lavezzi; poi è stato lo stesso Lavezzi a raddoppiare dopo appena due minuti, deviando involontariamente in porta con il braccio, il cross basso dalla sinistra di Sosa.
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venerdì 11 aprile 2008
Lavezzi e Navarro convocati dalla nazionale olimpica argentina
Ezequiel Lavezzi e Nicolas Navarro sono stati convocati dalla nazionale olimpica argentina per l’amichevole in programma contro la selezione di calcio Catalana il 24 maggio a Barcellona.
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Sul polpaccio altro tatuaggio per Lavezzi
Un nuovo tatuaggio, il numero 17, per Ezequiel Lavezzi. Un altro piccolo messaggio d'amore per Napoli. Dopo Diego Maradona che palleggia di testa, tatuato sul ventre dal mese di novembre, adesso è il turno di una sensuale donna indiana, modello Toro Seduto (cioé una «squaw») con tanto di corona di penne sul capo e a seno nudo, disegnata sul polpaccio destro. Il disegno originale da copiare aveva il mantello arancione, ma l'attaccante del Napoli ha voluto che diventasse di colore azzurro, come la maglia della squadra che sente sempre più sua. Trasformazione «Quella del colore è stata una precisa richiesta — spiega Gaetano Mingione, l'artista casertano diventato tatuatore per amore del disegno e tifoso del Napoli per l'amicizia con Gianluca Grava, suo primo cliente —. Lavezzi ha visto l'originale e mi ha chiesto subito di cambiarlo, quasi come se potesse così idealmente ricambiare quello che la città di Napoli e il Napoli gli hanno dato in questi mesi». Mingione riferisce cosa gli ha detto il Pocho: «È stato molto tenero: "La società e i tifosi fanno tanto per me, io do sempre il massimo per ricambiare l'affetto ricevuto e voglio portare l'azzurro del Napoli sempre con me, ovunque io sia. A Napoli sto bene per davvero, mi fanno sentire come se fossi in una grande famiglia". Ezequiel è una persona molto sensibile». Le sedute Il lavoro tecnico non è ancora concluso: come tutti i «tattoo», non si perfeziona con una sola seduta e ne seguiranno delle altre, rigorosamente a casa di Lavezzi, per rinvigorire e per rimarcare i colori, per far diventare l'azzurro ancora più intenso e.. somigliante a quello che indossa.
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mercoledì 26 marzo 2008
L'euforia di Lavezzi
Euforia e felicità, questi sono i sentimenti che Ezequiel Lavezzi non riesce a nascondere ai microfoni dei cronisti argentini sulle domande legate al suo esordio con la nazionale maggiore argentina.L'attaccante del Napoli ha dichiarato: Per me, con la quantità di campioni che ha Argentina, essere in questo gruppo è molto importante. L'ideale sarebbe quello di giocare la partita di domani, anche se pochi minuti e hanno La fortuna di essere in grado di pagare .
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martedì 25 marzo 2008
video lavezzi-napoli-andrea napoleone
la canzone del pocho cantata da ANDREA NAPOLEONE NEOMELODICO NAPOLETANO
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domenica 23 marzo 2008
Lavezzi raggiunge domani la nazionale argentina
La nazionale Argentina si riunisce in Spagna per raggiungere l'Egitto in vista dell'amichevole con la nazionale campione d'Africa.Ecco il comunicato della federazione Argentina:I nazionali si riuniranno nella capitale spagnola, con l'eccezione di Javier Mascherano, che si recherà direttamente a Egitto.
Mercoledì, alle 16 da Argentina, la nostra squadra nazionale dovrà affrontare la bicampeones Africa. Il difensore del Barcellona, è stato il primo ad arrivare. La Naziolane, guidata da Alfio Basile, arriva questo pomeriggio a Madrid scala prima del viaggio al Cairo, dove mercoledì prossimo sarà in Egitto per un match amichevole internazionale.
La capitale spagnola ha garantito clima stabile in virtu'dei 12 gradi Celsius e cielo poco nuvoloso per la delegazione argentina, che rimase al NH Eurobuildin. In questa città si riuniranno tutti i giocatori convocati per la partita prima della bicampeones Africa, viaggiare insieme lunedì prossimo, la rubrica a Cairo, volo charter.
Il primo ad aderire al entourage è stato Gabriel Milito (che non gioca a Barcellona, alla data del campionato spagnolo di essere sospesa), che ha raggiunto l'albergo, a 19,30. Prima di cena visitato Gabriel Heinze, che deve essere incorporata nel campus di domani sera, dopo il compimento il suo impegno per il Real Madrid.
Domani, a partire dalle ore 15.30 (orario di arrivo Ezequiel Lavezzi), si uniranno gli altri giocatori in diversi voli e degli orari, con l'eccezione di Javier Mascherano, ma egli sarebbe venuto il lunedì, direttamente da Londra a Il Cairo. pianetanapoli.
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venerdì 21 marzo 2008
giovedì 20 marzo 2008
Lavezzi, dopo le magie ecco il contratto
Pocho rinnova fino al 2013: «Mi manca l’Argentina ma questa città mi travolge e appassiona» Dopo la prima rete è corso ad abbracciare Mannini che gli aveva servito una palla d'oro. Dopo il secondo gol ha dovuto ringraziare solo se stesso e s'è concesso una danza a metà fra il samba e il woodoo. Ezequiel Lavezzi ha illuminato un'altra notte napoletana: doppietta alla Fiorentina. Non saranno i tre gol con i quali si presentò ad agosto al San Paolo, però gli avversari di ieri erano «veri», non il Pisa di serie C in coppa Italia, e i gol stavolta hanno un peso specifico decisamente maggiore. Vola a quota sette nella classifica dei cannonieri azzurri e decolla nell'Olimpo dei calciatori destinati a diventare campioni. Da ieri è entrato a far parte del progetto Napoli in maniera ancora più netta: con Marino ha prolungato il contratto di un altro anno ovvero il Pocho in azzurro fino al 2013. «L'Argentina mi manca - ha detto un minuto dopo il trionfo - Ma questa città mi avvolge e mi travolge con il suo affetto, impossibile sentire nostalgia». Nello stadio suona «Oje vita mia», Lavezzi in diretta tv dichiara il suo amore a Napoli. Ma ha anche voglia di dedicare il successo: «È per Zalayeta. Lui non può giocare perché s'è infortunato, perciò merita di essere coinvolto in questa notte di festa». Protagonista degli ultimi tre minuti della notturna di Torino domenica scorsa; protagonista dal primo minuto nella serata magica del San Paolo di ieri. All'Olimpico, contro la Juve, perse la palla che portò i bianconeri alla rete. Reja arrivò fino a metà campo per urlargli la sua rabbia, poi scoprì che quella palla era stata rubata con l'inganno di un fallo non visto dall'arbitro. Così, Lavezzi da grande colpevole s'è trasformato in martire della causa azzurra. A buona ragione, però: la società, dopo l'ennesimo fallo non fischiato, ha lanciato una campagna per la tutela di Lavezzi. «Gli arbitri non fischiano quando lui cade, solo perché ha la fama di cascatore», firmato Pierpaolo Marino. Il capo degli arbitri italiani, Cesare Gussoni, con signorilità ha ammesso: «Forse è vero, le etichette possono trarre in inganno gli arbitri». Ieri sera, però, Rosetti ha visto tutto e ha tenuto d'occhio Lavezzi il quale è caduto poco, perché è stato tartassato poco (all'andata, a Firenze, fu un tormento di falli e di fischi negati). Ieri il Pocho ha subìto in tutto quattro falli due dei quali fischiati. Ha toccato ventisette volte la palla e due volte ha fatto gol. Nelle altre venticinque occasioni in cui è stato chiamato in gioco dai compagni ha partecipato ad undici azioni pericolose, ha servito due assist (uno ad Hamsik nel primo tempo, ma era fuorigioco; e uno a Sosa nella ripresa, palla sparata fuori), ed ha fallito una bella giocata (39' della ripresa) in cui ha dribblato tre avversari ma ha concluso male. «I numeri contano poco. Questo successo non è di Lavezzi, ma di tutto il Napoli», ha detto l'argentino a fine partita. E ha proseguito: «Forse in questo campionato c'è mancata un po' di continuità, è vero. Ma dico che adesso la strada è quella giusta». Il Pocho sorride. Condivide la vittoria col gruppo ma sa che per larga parte è sua. Ha saputo riconquistarsi il ruolo da leader che gli spetta. Autorevole e autoritario; capace, da solo, di tenere sulle spine la difesa avversaria; pronto a scattare con quella rapidità che è la sua arma migliore; deciso nei contrasti, preciso nei passaggi. Un campione, il campione che Napoli ha cominciato ad amare in una notte d'agosto quando segnò tre gol al Pisa e si scrollò di dosso la fama del «gordo», del grassottello, che s'era conquistato presentandosi in ritiro con qualche chilo in più. «Immaginate cosa sarà - disse Reja - quando perderà peso e comincerà ad intendersi con i compagni». Ad agosto il popolo azzurro immaginava, oggi la gente del San Paolo non ha più bisogno di sognare. Lavezzi è qui, è campione vero, capace di cambiare faccia al Napoli, risultato alla partita e destino al campionato azzurro.
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Napoli-Fiorentina 2-0 + intervista finale a Lavezzi
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Napoli magico Lavezzi
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Lavezzi rinnova fino al 2013
Al termine della sfida con la Fiorentina, il direttore generale del Napoli, Pierpaolo Marino, ha annunciato il rinnovo del contratto fino al 2013 per l'argentino Ezequiel Lavezzi. .................................................................................................................................................................
Lavezzi diventa il settimo cannoniere argentino della storia partenopea
Con la doppietta alla Fiorentina Ezequiel Lavezzi ha scavalcato Antonio Ferrara ed ora occupa l'ottavo posto nella classifica dei ventidue argentini della storia del Napoli.
Una classifica che vede chiaramente in testa Diego Maradona con 81 gol.
1° Diego Maradona 81 gol in 188 presenze
2° Robertto Carlos Sosa 27 gol in 111 presenze
2° Bruno Pesaola 27 gol in 240 presenze
4° Juan Carlos Tacchi 16 gol in 115 presenze
5° Daniel Bertoni 14 gol in 53 presenze
6° Evaristo Barrera 12 gol in 47 presenze
6° Omar Sivori 12 gol in 63 presenze
8° Ezequiel Lavezzi 7 gol in 26 presenze
9° Antonio Ferrara 6 gol in 34 presenze.
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Lavezzi fa il fenomeno due gol per il San Paolo
Solo il primo gol di Lavezzi sradica dalla sua panchina il malinconico Reja. Gli restituisce i lampi d´ira delle serate ruggenti. L´allenatore ha dovuto gestire l´ennesimo mistero buffo: Sosa era uscito dal campo di allenamento l´altro giorno per un dolore muscolare o per un picco di depressione, ritrovandosi sconsolato tra le riserve? Sia il primo che il secondo gol sono firmati dal funambolo argentino e questo dovrebbe dire qualcosa al suscettibile suo connazionale.
Sono due gol realizzati a fior d´erba, da un Napoli che non è più quello di una volta, non è più quello di Sosa, la squadra dei lanci lunghi e dissennati nella speranza che trovasse la testa di bomber sempre generoso e con una grinta superiore alle sue risorse. Un Napoli che lancia lungo e alto verso buone stelle, il Napoli dell´improvvisazione, di una fede cieca che lo spingeva a credere in un prodigio. Buttala avanti, chissà.
Andava bene in C, persino in B, ora no. Reja ha convinto Sosa ad aspettare in panchina il momento opportuno. E Sosa ha capito. Il suo abbraccio con Calaiò al momento del cambio libera il Napoli da tanti sospetti e pettegolezzi che il silenzio stampa imposto ai giocatori non consente purtroppo di dissolvere.
Il Napoli ammirato nel primo tempo rivela geometrie sudamericane, ragionate, moderne: palla sempre bassa. Un gioco che richiede sia tecnica che mobilità. È in questo tipo di calcio che si ritrova Hamsyk, ma anche Calaiò, audace e attivo fino a commettere falli. È in queste trame che diventa utile Mannini, come dimostra l´assist del primo gol.
Si rivede finalmente il Napoli delle grandi serate, quelle che esaltano le sue aggressioni, caotiche e prepotenti, portate da uomini di fatica e di avventura come Gargano, Blasi, Savini. La sostituzione di Prandelli centra il problema. Liverani, vertice basso del rombo, si è fatto travolgere con tutti il suo reparto.
Un rombo compresso, allungato, stravolto dalla continuità di ritmo del Napoli. Lasciando Mutu e lo svagato Osvaldo soli con il loro estro. Una tensione che crea nel centrocampo fiorentino un corto circuito. Prandelli scommette quindi su Papa Waigo, rinunciando alla direzione ponderata di Liverani per uscire con le stravaganze del senegalese dal pressing del Napoli:
pressing alto per oltre un´ora, poi il centrocampo ha concesso una decina di metri, si è raccolto in un assetto di maggiore prudenza, non per prudenza, solo per necessità. Una fase che ha offerto del Napoli conferme e qualche sorpresa.
Gargano e Blasi sono il collaudato doppio turbo, peccato che le ammonizioni (ieri l´ennesima) stiano frammentando la stagione del mediano italiano, ex fiorentino. Conferma anche la formidabile prova di Santacroce. Sorprende invece la migliore tenuta di Cannavaro e Domizzi. La discontinuità è segnale di immaturità. Ma questo Napoli acerbo ancora una volta è stato da applausi.
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Napoli ai piedi di Lavezzi «Resterò a lungo in azzurro»
NAPOLI, 20 marzo - Era arrivato nella diffidenza generale, adesso è considerato un giocatore straordinario, probabilmente il più sorprendente di tutta la serie A. Lavezzi ha conquistato l'Italia, otto mesi dopo il suo arrivo (il 5 luglio 2007, esattamente 23 anni dopo l'arrivo di Maradona) è diventato il nuovo Re di Napoli.
E proprio come succedeva con il Pibe de Oro, il San Paolo - dopo la fantastica doppietta che ha trascinato gli azzurri alla vittoria ieri sera con la Fiorentina - lo ha festeggiato con lo stesso coro che dedicava a Diego:
'Oh mamma, mamma, mamma, sai perchè mi batte il corazon, ho visto il mio Pocho, ho visto il mio Pocho'.
E De Laurentiis e Marino, che hanno dimostrato di avere una lungimiranza straordinaria, non potevano restare solo a guardare questa fantastica ascesa. 'Volevano portarcelo via, gli abbiamo rinnovato il contratto di un altro anno, fino al 2013', hanno annunciato ieri sera con il sorriso smagliante nel ventre del San Paolo. Mai mossa fu più azzeccata, mai mossa fu più tempestiva.
IN AZZURRO A VITA - Adesso tutti i tifosi azzurri sanno che potranno godersi a lungo, questo funambolo argentino di Villa Gobernador Galvez (Santa Fe), che compirà 23 anni il prossimo 3 maggio e che in azzurro ha deciso di restarci fino ai 28. Il Napoli ha scelto il Pocho, il Pocho ha scelto Napoli.
'Qui ci voglio rimanere a lungo e fare ancora tanti gol', ha detto ieri sera uscendo trionfante dal San Paolo. Ha vinto la diffidenza di tutti, ha messo a tacere chi lo ha accusato di essere poco incisivo sotto porta (già 7 reti quest'anno con due doppiette), ha evitato di cadere nella trappola di chi voleva coinvolgerlo in storiacce notturne appena messo piede a Napoli.
NAPOLI TERRA SACRA - Lavezzi non si è mai fermato per smentire, Lavezzi ha sempre corso per stupire. Ha sofferto - e continua a farlo - per il trattamento che gli riservano gli avversari in campo: la sua velocità e i tanti falli subiti (che hanno fatto esplodere anche l'ira della società), gli sono costati anche l'etichetta di simulatore, che evidentemente qualcuno gli ha affibiato con troppa superficialità.
Ma lui è andato avanti sempre per la sua strada, riuscendo a ricaricarsi nella sua fantastica casa di Posillipo (di proprietà di Ciro Ferrara, a 200 metri da dove abitava Maradona) dove viva con la moglie Debora e il figlio Tomas, due anni. 'Qui a Napoli - ha confessato qualche tempo fa a un giornale argentino - mi sento in una terra sacra.
I tifosi sono fantastici, ci adorano. Non riesco a immaginare cosa succederebbe se il Napoli vincesse lo scudetto. Quando sono per strada, mi riconoscono subito e in cinque minuti mi ritrovo in mezzo a cento persone. Napoli è impressionante'. Napoli ha scelto il Pocho, il Pocho ha scelto Napoli. E lui continua a correre per stupire.
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mercoledì 19 marzo 2008
Napoli-Fiorentina 2-0: doppietta di Lavezzi!
Lavezzi: Felicissimo per la doppietta e per la vittoria
Ezequiel Lavezzi, attaccante del Napoli ed uomo partita Sky, ha rilasciato alcune dichiarazioni: "E' stata una vittoria bellissima. Sono molto soddisfatto per la doppietta realizzata. Il pubblico di Napoli e' fantastico; mi hanno emozionato quando si sono scatenati dopo i gol e al momento della sostituzione.
Spero di togliermi grandi soddisfazioni con questa maglia. L'Argentina? E' ovvio che sento la mancanza ma qui sto benissimo. La vittoria la dedichiamo a Zalayeta, che spero possa tornare presto. Adesso con Calaiò e Sosa cercheremo di chiudere nel migliore dei modi la stagione. La continuità? E' vero nelle partite scorse e' mancata un pò di continuità, ma adesso guardiamo avanti. Il ruolo di prima punta? Mi piace".
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mercoledì 12 marzo 2008
Lavezzi: 'Mi trovo benissimo a Napoli'
La chiave per diventare un calciatore importante è quella di migliorare giorno dopo giorno. Al momento le cose stanno andando abbastanza bene, non è facile, ma sono contento di questa opportunità nel calcio italiano. A Napoli mi sono ambientato bene, ho imparato in fretta l'italiano che mi serve per comunicare.
Mi piace l'affetto della gente. Il paragone con Maradona? Credo che sia una cosa bella poichè Diego è il mio idolo, ma non è assolutamente una pressione in più. Ancora oggi Maradona viene sempre ricordato con grande affetto. Un'offerta dall'Ucraina prima di approdare a Napoli? Si, c'era questa possibilità, ma la priorità è la mia famiglia.
Credo che non avrei potuto vivere in Ucraina, dove ci sono pochissimi argentini. A qualche punto della mia carriera vorrei tornare al San Lorenzo, mentre se dovessi tornare in Argentina da professionista, giocherei in qualsiasi squadra tranne che nel Newell's. Sono un tifoso del Rosario Central, e mi piacerebbe chiudere la carriera lì ma tranquilli, ho solo 22 anni, c'è tempo.
La Nazionale argentina? Per giocarci so che devo lottare per guadagnarmi un posto, anche se ci sono calciatori come Tevez e Messi che hanno la priorità poichè se lo meritano. Facendo bene a Napoli spero di avere più opportunità di approdare in Nazionale.
Se non fossi stato calciatore non so cosa avrei fatto, in passato ho lavorato con mio fratello che fa l'elettricista quindi non credo che sarei rimasto per strada. Il rapporto con i calciatori del Napoli? Ottimo. Nello spogliatoio sono riuscito a mettere un pò di cumbia, una musica argentina che mi piace molto.
All'inizio mi sono un pò preoccupato per come tutti curano il look, facendo manicure e pedicure. Io non sono così, vado solo ogni tanto a tagliarmi i capelli e basta. Il cibo di Napoli? Grandioso. La pizza quì è speciale, specialmente quella fatta con la mozzarella di bufala che in Argentina non si trova.
Mi piacciono molto anche la lasagna, il ragù e il risotto. Come dolce il babà è molto buono, anche se mi manca l' asado, un'ottima grigliata di carne tipica argentina, ma di questo non mi lamento affatto.
Lavezzi: I tifosi, Diego, la pizza. Napoli è uno sballo ..
. Ezequiel Lavezzi si confessa sulla rivista argentina El Gráfico. Nell'ultima edizione del mensile sportivo, il Pocho racconta la sua esperienza napoletana. «Mi sarebbe piaciuto chiedere la maglietta a Ronaldo, ma sono un ragazzo timido», rivela, anche se poi afferma che i paragoni a lui non piacciono. «Non voglio assomigliare a nessuno, la chiave è migliorare giorno dopo giorno per diventare un calciatore importante ed essere riconosciuto in tutto il mondo. È quello che voglio».
«Le cose stanno andando abbastanza bene - ha continuato - Non è facile, ma sono contento di questa opportunità nel calcio italiano. Mi piace l'affetto della gente, ti fermano sempre per strada ma ci si abitua. In Argentina il calciatore è stimato, ma il pubblico napoletano è più fanatico di quello argentino, sia con me che con quelli che non giocano. Mi paragonino a Maradona ed è una cosa bella, perché Diego è il mio idolo, ma non è una pressione in più. Qui a Napoli, sembra che la gente volesse più bene a Diego che in Argentina. Parlano sempre di lui, lo ricordano, gli vogliono bene. Le critiche che si fanno in Argentina, qui non sarebbero permesse. È troppo rispettato».
Infine la nazionale: «Per giocare nella nazionale argentina so che devo lottare un posto con grandissimi giocatori come Carlitos Tevez e Leo Messi. Loro hanno la priorità, perché se la sono meritata. Anche Aguero sta attraversando un grande momento in Spagna. Io devo fare bene qui, così magari avrò l'opportunità di andare spesso in Nazionale ».
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Argentina, convocato anche Lavezzi
Ezequiel Lavezzi e' stato convocato dal Ct della nazionale argentina, Alfio Basile, per l'amichevole del 26 marzo a Il Cairo con l'Egitto. Lavezzi e' stato selezionato insieme a quattro giocatori dell'Inter: Zanetti, Cambiasso, Burdisso e Cruz.
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martedì 4 marzo 2008
Lavezzi, l'oro di Napoli
LAVEZZI E NAPOLI Vedi Napoli e pensi a Baires: è successo anche a Lavezzi, che ad ambientarsi ha impiegato poco. ' E' una città fantastica che mi ha accolto benissimo. Dal primo giorno, mi sono sentito come se fossi stato a casa mia. La gente è calorosa'. Vive a Posillipo con la sua compagna Debora e con il figlioletto Tomas ('che già gioca a calcio ' ) , frequenta moltissimo Sosa ( ' al quale devo sempre un grazie perchè mi fatto immediatamente conoscere la città') Gargano e Zalayeta, con i quali ogni tanto si concede un'escursione a Torino, l'ex città del panterone.
Ama il mare e si lascia catturare dal pesce cucinato in qualsiasi modo, possibilmente in ristoranti di Borgo Marinari; per la pizza, senza il timore d'essere assediato dai tifosi, se ne va in zona Piazza Sannazzaro: 'E' molto difficile, ma ci provo. Non è semplice visitare i monumenti, volevo vedere Castel dell'Ovo, ma ci sono passato solo vicino. Comunque qui si mangia benissimo ' . Ieri per festeggiare la vittoria sull'Inter, pranzo con famiglia in via Caracciolo. E ai tavoli intorno, mezzo Napoli.
LAVEZZI E L'ARGENTINA
La Nazionale, ovviamente. Il sogno dei bambini, ma anche il sogno dei grandi: 'E quindi anche il mio sogno. La concorrenza è notevole, ma io punto a quella maglia'. Luglio 2007, il primo Lavezzi sbarca a Napoli e riparte per la Norvegia, infilandosi in amichevole tra le stelle d'una selezione esplosiva dalla cintola in su: ' Sono felice, realizzo un'ambizione. Ma ci voglio restare '.
L'umanissimo desiderio è una fatica di Ercole, e valgono poco gli accostamenti a Messi e quell'inizio di stagione elettrizzante, tutto finte e dribbling e assit: l'Argentina è una corazzata che ha una batteria d'attaccanti da far paura. Ma Lavezzi insiste, resiste, non desiste, e dopo tre mesi rieccolo con la maglietta biancazzurra a strisce verticali. A Los Angeles, c'è Argentina- Guatemala, c'è il pocho che segna: 'Ora spero di riuscire ad arrivare a Pechino, un appuntamento a cui non vorrei mancare. Il Napoli può aiutarmi ed io ce la metterò tutta per farcela a conquistare la Nazionale ' . Il fuoco di Olimpia arde dentro quel Lavezzi.
LAVEZZI E REJA
Reja fu il primo a difenderlo quando nel ritiro estivo in Austria qualcuno osò definirlo più 'gordo' che 'loco', così come era soprannominato nell'Estudiantes per la sua esuberanza mentre in famiglia lo chiamano 'Pocho' che è un vezzeggiativo e non ha alcun significato. ' Quando avrà smaltito qualche chilo di troppo e lo vedrete giocare, capirete quanto è bravo' , disse il tecnico friulano, che aveva visionato con Marino decine di videocassette, e dopo la strepitosa prestazione di Udine, confessò:' In Italia faranno fatica a fermarlo, è esplosivo e imprevedibile.
E nello spogliatoio è un ragazzo divertente, altro che introverso. A volte mi dà l'impressione di essere uno scugnizzo nato per caso in Argentina '. E lui di rimando:' Il mister è molto comprensivo con noi ed anche esigente'. Per Reja, Lavezzi è diventato una specie di figlioccio. Vi scherza in continuazione ma non poteva aspettarsi il gavettone durante Napoli-Inter fattogli dal Pocho con la borraccia per stemperare la tensione. 'Che figlio di buona donna' , ha replicato Reja, abbandonadosi ad un largo sorriso ed asciugandosi i capelli con le mani.
LAVEZZI E L' ITALIA
Sarà il nostro grande rimpianto ' , disse il presidente Enrico Preziosi dopo che Lavezzi aveva incantato all'Olimpico contro la Roma. L'argentino era stato prelavato dal Genoa quattro anni prima, era ancora un adolescente e venne pagato un milione e mezzo di euro. Arrivò in Liguria dopo la conquista sul campo della serie A da parte del Grifone. Vi rimase pochi giorni. Con la retrocessione in C a tavolino, il Genoa lo rispedì in Argentina parcheggiandolo al San Lorenzo de Almagro. L'anno dopo il club di Boedo lo riscattò per un milione e mezzo di dollari.
E qui Lavezzi, allenato da Diaz, cominciò a mettersi in mostra realizzando gol ma soprattutto fungendo da guastatore a ridosso delle punte. I grossi club cominciarono ad interessarsi a lui:' Ma il Pocho non si muove da qui ', esclamò Diaz. Nessuno, però, sa che Lavezzi prima di approdare a Genova era stato in prova alla Fermana del presidente Battaglioni. Era un ragazzo, aveva appena smesso con il calcio in Argentina e gli fu proposto di ricominciare in Italia. Fu scartato. ' Troppo fumoso e inadatto al calcio italiano ', sentenziarono nelle Marche.
LAVEZZI E MARADONA
Elementare, Ezequeiel: e Diego? Il tormento d'ogni argentino sbarcato a Napoli, il chiavistello per aprirli, per osservarli, per fenderne l'umore, per coglierne le emozioni, per farlo evocare o invocare. Buenos Aires, cioè Maradona, cioè la storia del Napoli racchiusa in sette impareggiabili stagioni ma anche un totem per chiunque arrivi dall'Argentina e sbarchi al San Paolo. 'Lui è il calcio, io sono semplicemente uno che corre dietro ad un pallone. Non alimentiamo paragoni, non è possibile ' .
Il primo giorno di Ezequeiel Lavezzi, ma anche l'ultimo ed inevitabilmente pure il prossimo: lui e Diego. ' Qui si parla sempre e soltanto di Maradona, giustamente. Lo si respira nell'aria'. E lo si nota ovunque: negli occhi smarriti di chi l'ha perso alla domenica allo stadio o sulla pelle d'un pocho eternamente devoto a quel talento ineguagliabile, una sorta di divinità da tenere tatuato addosso. 'Maradona è stato e rappresenta il calcio. Il mito di tutti quanti noi'. Comprensibile, locho.
LAVEZZI E L'EUROPA
Napoli è il banco di prova più importante della mia carriera. Nel 2007 ho vinto lo scudetto con il San Lorenzo e sono entrato nel giro della Nazionale. Spero di migliorarmi ancora ed arrivare con il Napoli nelle Coppe europee ', disse Lavezzi appena approdato a Castelvolturno, quando non immaginava le Olimpiadi. A febbraio si è spinto oltre:' Il primo sogno è Pechino, poi tra qualche anno c'è la qualificazione con il Napoli in Champions League ' .
Il Pocho è un ambizioso, proprio come piace a De Laurentiis. Un traguardo dietro l'altro, mai fermarsi nella vita. ' Sento che il futuro sarà nostro ed anche mio. A me piace vivere in libertà per il campo e credo di essere arrivato nella squadra e nella città giusta ' , ha spiegato. L'arrivismo di Lavezzi, paragonato da Capello a Teves e da Daniel Bertoni a Bruno Conti, si sposa in pieno con il progetto di De Laurentiis che proprio ieri ha affermato: ' L'Intertoto? Sono pronto ad iscrivere la squadra del mio cuore dovunque vorrà partecipare. Dipende solo dai miei moschettieri. Ma tra qualche anno dobbiamo arrivare in Champions, altrochè'.
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lunedì 3 marzo 2008
NAPOLI-INTER, IL COMMENTO
Incredibile ma vero. Il Napoli di Edy Reja, lo stesso Napoli tanto criticato per il pessimo rendimento degli ultimi 2 mesi (gennaio e febbraio) in cui ha conquistato appena 7 punti in 8 partite (media di 0,87 punti a partita), è l'unica squadra di Serie A ad aver battuto i Campioni d'Italia dell'Inter in questa stagione. I nerazzurri non perdevano in campionato dal 18 aprile 2007, 1-3 contro la Roma, la stessa Roma che a questo punto ringrazia il Napoli e si riporta a -6. Ma la "cortesia" partenopea è insidiosa perchè a quanto pare tra i piani azzurri c'è quello di tentare di ristabilire l'equilibrio già da domenica prossima, quando giocare al San Paolo toccherà proprio alla Roma di Spalletti, impegnata mercoledi a difendere il 2-1 nella difficilissima gara di ritorno sul campo del Real Madrid, per cercare il passaggio ai quarti di finale di Champions League. Ma se un Napoli dato in crisi ha battuto l'imbattuta capolista un motivo ci deve pur essere.
LE DUE SQUADRE
Effettivamente non si può ignorare che l'11 di Mancini era in estrema emergenza per via dell'indisponibilità di ben 9 uomini di primissimo livello quali Ibrahimovic, Cruz, Stankovic, Cambiasso, Samuel, Cordoba, Cesar, Maxwell, e Dacourt; altresì va anche detto che tra squadra e panchina i nerazzurri annoveravano giocatori del calibro di Crespo, Suazo, Zanetti, Materazzi, Julio Cesar, Figo, Chivu, Maicon, Maniche, Jimenez, oltre ai giovani e promettenti Balotelli e Pelè. Il Napoli da parte sua, orfano del solo Domizzi squalificato, e del portierone Iezzo ancora fermo ai box, ha potuto giocare con la squadra tipo (o quasi), ma ciò che effettivamente ha fatto la differenza è stato soprattutto il cuore. Si perchè il Napoli ha giocato dal primo all'ultimo minuto a 120%, correndo senza sosta a tutto campo, con voglia, grinta, determinazione e stimoli che sembravano perduti dopo la grande vittoria casalinga contro la Juventus del 27 ottobre scorso, e che solo a sprazzi sono venuti fuori in sporadiche ed episodiche occasioni. Dunque cuore, grinta, corsa, dinamismo e stimoli azzurri, contro condizione fisica approssimativa, infortuni, emergenza tecnica, squadra inedita in campo e infortuni in itinere di colore nerazzurro. Si perchè, ad "alleggerire" la situazione interista ci si è messo anche l'infortunio alla solita spalla sinistra per Christian Chivu, che ha dovuto abbandonare il campo di gioco al 52°. Ma poco conta. La verità è che il centrocampo rapido, guizzante e aggressivo del Napoli, ha surclassato quello spento, lento, impreciso e sfilacciato dell'Inter; che l'attacco del Napoli ha preso continuamente in velocità la difesa guidata dal Campione del Mondo Marco Materazzi, assistito da campioni internazionali del calibro di Maicon, Chivu e Zanetti; che la difesa del Napoli non ha concesso praticamente nulla agli attaccanti nerazzurri. Cosa che, a pensarci bene, ha davvero dell'incredibile. Incredibile. Si. Ma vero.
LA PARTITA
Vero come l'errore di Julio Cesar che dopo appena 3 minuti regala il gol del vantaggio al Napoli: lancio lungo dalle retrovie, Lavezzi scatta come un fulmine (e non è un caso), il portiere nerazzurro esce per bloccare ma la palla è troppo corta e Lavezzi è in agguato; in un istante l'estremo difensore brasiliano pensa al dribbling, al rilancio e al passaggio largo, ma quel che ne esce è un tocco maldestro che serve involontariamente Zalayeta, abilissimo a batterlo con un perfetto pallonetto, che fa esplodere i 60.000 del San Paolo: Napoli-Inter 1-0. Il Napoli insiste con pressing a centrocampo e ripartenze veloci. Il brevilineo Gargano ha la meglio sul "lunghissimo" Vieira, ancora alla ricerca della condizione migliore. Blasi è dovunque. Hamsik è svelto, propositivo e reattivo. Zalayeta, sbloccatosi da un lunghissimo digiuno di 2 mesi e mezzo, è in palla, per non parlare di Lavezzi che, appena il Napoli riconquista la sfera, attacca lo spazio con una velocità impressionante, dettando il passaggio lungo in profondità, e mettendo in crisi l'intera retroguardia nerazzurra. Il Napoli gira a mille e costruisce una serie infinita di palle gol che Julio Cesar è bravissimo a sventare, soprattutto quando toglie sulla linea una svirgolata di Materazzi, già rassegnato all'harakiri. L'Inter cerca di reagire ma la difesa azzurra è attentissima mentre la squadra di Mancini appare lenta, lunga, sfilacciata ed imprecisa. Solo al 19° Suazo ha una palla casuale che gli arriva sui piedi in area, ma Gianello neutralizza di piede la conclusione dell'attaccante honduregno. Il Napoli però non mette i remi in barca e anzi, insiste alla ricerca del secondo gol, sfruttando gli ampi spazi lasciati dell'Inter e la scarsa copertura in mediana di Pelè, Maniche e Vieira, a cui Gargano, Blasi ed Hamsik continuano a rubare palla, spazio e tempo. Nella sola prima frazione di gioco gli azzurri vanno vicini al gol con una penetrazione di Lavezzi con tiro a lato sul centro destra; con un bel colpo di testa di Cannavaro ben bloccato da Julio Cesar; con una staffilata ancora di Lavezzi a fil di palo; con un diagonale sbilenco di Zalayeta entrato in area con una grande azione di contropiede; con il salvataggio sulla linea dell'estremo difensore brasiliano sul quasi autogol di Materazzi; e con una serie impressionante di ripartenze mal sfruttate dagli azzurri. Finisce il primo tempo tra gli applausi scroscianti del San Paolo. Un Napoli nettamente superiore ha avuto il merito di annichilire i Campioni d'Italia, ma il demerito di non chiudere la gara con le tantissime occasioni create.
IL SECONDO TEMPO
Nella ripresa entra il capitano nerazzurro Zanetti, mentre Reja non mette mano ai cambi. Questa sera gli azzurri sembrano invasati. In apertura di ripresa uno scatenato Lavezzi va via ancora a Materazzi ma il tiro termina a lato. Un minuto dopo Santacroce strappa gli applausi effettuando un intervento perfetto in scivolata, tenendo testa in velocità a Suazo, che si stava per involare verso l'area con un'azione delle sue. Ma è solo una fiammata. Subito dopo il protagonista è ancora Julio Cesar che para d'istinto una violenta conclusione ravvicinata di Hamsik, perfettamente servito in area da Zalayeta. L'Inter cerca di spingere, soprattutto con Maicon sulla destra, ma Savini è in grande giornata e Hamsik lo aiuta in maniera efficace. Il copione è sempre lo stesso: l'Inter cerca il possesso, perde la palla e il Napoli riparte in velocità. In tre incredibili occasoni Zanetti ultimo uomo intercetta l'assist finale di Lavezzi per mandare in porta i compagni, ma al 73° Gargano si avventa sulla palla smorzata dal capitano nerazzurro e viene a contatto con Julio Cesar che prende prima la palla e poi il piede di Gargano: per l'arbitro Rizzoli è calcio di rigore. Tra le proteste nerazzurre Zalayeta si porta sul dischetto per la doppietta pesonale ma il suo tiro a mezza altezza è deviato in angolo dal balzo felino di Julio Cesar che completa alla grande il proprio riscatto personale dall'errore iniziale. A questo punto la paura che i nerazzurri possano prendere coraggio è tanta. Ma l'unica azione interista pericolosa è un lancio per Crespo dalle retrovie intercettato da Cannavaro. Gli immensi sforzi profusi dal Napoli cominciano tuttavia a farsi sentire, e la stanchezza sale. Soprattutto nelle gambe di Lavezzi, grandissimo protagonista per tutta la partita, che sbaglia all'81° l'ennesimo passaggio in contropiede, consentendo a Julio Cesar di uscire in presa bassa in anticipo su Zalayeta. El Pocho è stremato e si limita a tenere palla e amministrare il possesso perchè dopo 80 minuti a schizzare letteralmente come una scheggia per tutta la metà campo avversaria, la benzina è davvero finita. Anche uno spento Mannini è stremato e Reja lo toglie per Grava. La tensione è tanta, l'impresa si avvicina. Il quarto uomo indica 5 minut di recupero. Il pubblico protesta ma ci stanno tutti. L'Inter non ci crede e il Napoli fa girare la palla tra gli olè del pubblico. Al 94° entra Bogliacino per Hamsik ma è solo una mossa per spezzare fiato e ritmo. Ormai la partita è finita, ma quando lo dice Rizzoli con il suo triplice fischio è tutta un'altra musica: come quella delle note di "O'surdato 'nnammurato" che Santacroce canta in coro con i tifosi dello stadio San Paolo in festa.
IL "TERZO TEMPO"
I giocatori azzurri si abbracciano felici, così come Reja e Marino. Il terzo tempo è di quelli sani che fanno bene allo sport. Ma soprattutto la gioia azzurra per un risultato assolutamente insperato ha una quantità incredibile di sapori diversi: vittoria contro gli imbattuti Campioni d'Italia, 3 importantissimi punti in classifica che portano la squadra a +9 dalla zona retrocessione e -6 da quella Uefa, il ritorno al gol di Zalayeta, una prova da 10 e lode che ridona fiducia e serenità a squadra e ambiente, appannamento fisico superato, e la consapevolezza di aver riaperto il Campionato. Almeno fino a domenica prossima
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martedì 26 febbraio 2008
lunedì 11 febbraio 2008
Sampdoria-Napoli 2-0.
Continua la striscia negativa in trasferta per il Napoli che non vince lontano dalle mura amiche dalla seconda giornata di campionato. Emergenza difesa per la squadra di Reja, costretto a schierare Contini-Santacroce-Grava sulla linea difensiva e addirittura Blasi esterno destro. Nella Samp, assente il regista Volpi, in attacco Cassano in tandem con l'ex Bellucci. Nel primo tempo gli azzurri hanno tenuto benissimo il campo mantenendo una netta supremazia in fatto di possesso e giro palla, senza tuttavia mai riuscire ad impensierire i blucerchiati dalla trequarti in su. Gara noiosa e spezzettata, ravvivata solo da due occasioni per la Samp: la prima al 20° con incursione sulla destra di Maggio, fermato da Gianello con non poche difficoltà; la seconda al 42° con una torsione di Cassano che non impatta bene con il pallone consentendo al numero 22 azzurro la facile parata. Nella ripresa il comunque buon Napoli del primo tempo resta negli spogliatoi e la Samp alza baricentro e intensità di gioco. Gli azzurri si difendono con Contini e Santacroce su tutti a guidare la resistenza contro l'offensiva doriana. La gara segue molto nervosa e continuamente interrotta da falli e piccole discussioni senza particolari risvolti. Il Napoli, assolutamente impalpabile dalla trequarti in su, deve fare i conti con la stanchezza fisica di Lavezzi e Gargano, provati dall'impegno transoceanico con le proprie Nazionali, così come Hamsik, impegnato con la Slovacchia in Ungheria e sostituito da Bogliacino al 62° senza che questo provochi remora alcuna. La partita si trascina sui binari dello 0-0 ma il calcio è sempre imprevedibile: è il 76° e nella Samp è pronto ad entrare Bonazzoli al posto di Delvecchio ma proprio il centrocampista in procinto di uscire, beffa tutti ribadendo di testa a porta vuota un bel tiro di Bellucci respinto dalla traversa, dopo il perfetto assist in profondità di Cassano: è 1-0. Un Napoli senza energie prova a reagire ma dopo 6 minuti la Samp chiude i conti, ancora con protagonista Delvecchio, pescato solo a centro area e abile a servire di petto l'accorrente Franceschini, che con un perfetto diagonale fa secco Gianello per il 2-0. Napoli sulle gambe. Poca convinzione e poca forza nelle gambe. Reja prova anche la carta Sosa all'84°, ma la sensazione è che gli azzurri di quest'oggi non riuscirebbero ad andare a rete neanche se l'extratime durasse fino a mercoledi prossimo. E difatti arriva il fischio finale dell'arbitro Giannoccaro a sancire la 9ª sconfitta stagionale per il Napoli, la 7ª in trasferta, laddove gli azzurri sono riusciti a raccogliere appena 6 dei 27 punti totali che in questo momento valgono l'11° posto nella classifica generale della serie A. 6 punti dalla zona Uefa, 8 punti dalla zona retrocessione: fate un pò voi.
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sabato 9 febbraio 2008
Torna Lavezzi dagli Stati Uniti: aeroporto in tilt
Ormai è ufficiale: a Napoli la Lavezzi mania è sempre in crescita.Il "Pocho", di ritorno da Los Angeles, dove era stato impegnato con la nazionale Olimpica (con la quale ha realizzato anche un goal), è stato accolto da una folla festante al suo arrivo all'aeroporto di Capodichino.Migliaia di tifosi hanno accolto il rientro dell'argentino che, prima di salutare, ha promesso un altro goal contro la Sampdoria. goal.com.
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Lavezzi: "Grazie a Diego qui mi sento in terra santa"
Quì mi sento in terra santa - dice Lavezzi-. Per il fatto di essere argentini, i napoletani trattano diversamente me e il Pampa. Da quando sono arrivato l'ho notato. E' tutto grazie al legame con Maradona, che viene ricordato in ogni chiaccherata con qualunque persona. La cosa che mi ha colpito di più è che tutti sembrano averlo visto, non solo quelli che hanno più di 30 anni. Ma quanto si ferma a parlare Lavezzi nelle strade napoletane? Non tanto, il problema è che ogni volta che ti metti a parlare, devi restare tre ore a ricordare Diego. La passione per lui è ancora tanta. Non riesco ad immaginare come era Napoli e cosa succedeva con i giocatori che hanno vinto gli scudetti. IL MASSAGGIATORE: Il massaggiatore che abbiamo, Salvatore Carmando, è lo stesso di quegli anni e lui ci racconta spesso i riti di Maradona nello spogliatoio. Diego lo portò al Mondiale in Messico, e Carmando finì sul balcone della nostra Casa Rosada celebrando con la gente e i giocatori. Si sentiva pure lui un campione mondiale. ENTUSIASMO: Sapevo che i tifosi napoletani erano fanatici, ma non credevo tanto. E' l'unica squadra in cui i tifosi conoscono persino il terzo portiere. Se qualcuno ti riconosce in mezzo alla strada, in cinque minuti ci sono cento persone attorno a te. Una volta sono andato in un negozio, avevo parcheggiato l'auto a 800 metri di distanza. E' arrivata la polizia per portarmi via, perchè non potevo uscire dal negozio. MUSICA: Con gli uruguaiani, nello spogliatoio, mettiamo un pò della musica che ci piace, cumbia. Gli italiani lo ascoltano. A qualcuno piace, a qualcuno no, ma non dicono nulla. L'amore dei tifosi è bellissimo, ma non voglio che sia fugace. Devo ancora confermarmi in campionato: è ciò che voglio. Per fortuna ho cominciato bene, ma la cosa più difficile è rimanere ad alti livelli. La serie A è molto tattica e fisica ARBITRI: Alcune cosine le ho notate, ma l'importante è adattarsi e andare avanti. Anche se lo scudetto, per alcune squadre, sembra un sogno impossibile. In Argentina ogni squadra poteva sognare di vincere il campionato. Quì le cose sono diverse, ogni squadra ha obiettivi diversi e molto chiari.
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venerdì 8 febbraio 2008
Lavezzi è tornato "fulmine"
Tre gol in quattro giorni, assist e giocate che strappano applausi: il Pocho è tornato quello di tre mesi fa, dopo Napoli anche l´Argentina si gode il suo nuovo campione. Nel 5-0 rifilato al Guatemala c´è anche la firma di Ezequiel Lavezzi: sinistro da posizione angolata, portiere abbastanza generoso e palla sul secondo palo. È la conferma, anche in campo internazionale, che l´attaccante sudamericano, decisivo sabato scorso contro l´Udinese, ha ormai ritrovato il passo inarrestabile di inizio stagione. Il periodo di offuscamento sembra superato, la freschezza atletica messa in mostra anche in occasione dell´amichevole internazionale organizzata per preparare le Olimpiadi di Pechino conferma il buon momento di forma del Pocho. A cavallo della sosta natalizia, sia Lavezzi che Gargano avevano evidenziato un calo di condizione. Per l´argentino, in particolare, c´era più di una spiegazione. Al di là dei fisiologici cali di rendimento, a frenare l´esuberanza del fantasioso attaccante era anche la fine dell´effetto sorpresa: dopo qualche settimana, nessun difensore si era più lasciato cogliere impreparato dalla velocità e dai dribbling di quel giocatore che, fino a settembre, conoscevano in pochi. Per entrambi, però, il calo era stato associato anche alle voci relative a una tendenza a prolungare l´orario di rientro a casa la sera ben oltre il consentito. Indiscrezioni che il Napoli, a scanso di equivoci, ha provveduto a fugare affidando la tutela dei giovani talenti azzurri a giocatori più esperti e maturi: e così Sosa si è trasformato nella chioccia di Lavezzi, dispensando suggerimenti e aiutando il connazionale ad acquisire in fretta la mentalità da professionista, indispensabile nel campionato italiano. I risultati sono arrivati in fretta. Oggi Lavezzi, pagato 6 milioni di euro la scorsa estate, ne vale almeno 15 e su di lui, come su Hamsyk, si sono già posati gli occhi dei grandi club. Per il Napoli, però, l´ipotesi di una cessione non è neppure presa in considerazione: «Ha ragione Marino a tenersi stretto Lavezzi, così come noi ci teniamo stretto Cassano», osserva il dg della Sampdoria, Marotta. La sfida tra i due talenti di Napoli e Sampdoria è uno degli spunti più interessanti della prossima giornata di campionato: «Non sappiamo ancora se a marcare Lavezzi sarà il suo connazionale Campagnaro, deciderà Mazzarri. Di sicuro il Napoli, al mercato di gennaio, si è rinforzato molto», aggiunge Marotta. Tre dei quattro acquisti di gennaio potrebbero essere in campo dall´inizio tra due giorni, a Genova: oltre a Mannini e Santacroce, ha una chance anche l´ex viola Pazienza, destinato a sostituire Gargano se il mediano dovesse tornare affaticato dalla trasferta in Uruguay per l´amichevole con la Colombia. Ancora lavoro differenziato per Domizzi e Cupi, assenti anche domenica.
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giovedì 7 febbraio 2008
Lavezzi si riprende Napoli
S'è portato dietro le due reti rifilate all'Udinese nel lungo viaggio verso Los Angeles, dove ad attenderlo c'era la nazionale olimpica argentina che, ieri notte, ha disputato un'amichevole contro il Guatemala. Prodezze che hanno restituito a Ezequiel Lavezzi quel ruolo di prestigio che aveva perso negli ultimi due mesi e mezzo.
Un periodo abbastanza lungo, durante il quale l'attaccante s'è visto poco o niente. E il suo calo è coinciso, drasticamente, con quello di tutto il collettivo. Non a caso, ci sono voluti i suoi gol per consentire al Napoli di ritornare alla vittoria dopo quasi due mesi, contro l'Udinese. Gli ultimi 3 punti li aveva conquistati il 9 dicembre scorso, battendo il Parma, al San Paolo.
Gli è bastata una doppietta, dunque, per riconquistare la gente e per lasciarsi alle spalle quelle critiche e quei sospetti che ne hanno offuscato l'immagine. Gli sono bastate le due reti di sabato scorso per riproporsi nuovamente nel ruolo di leader del collettivo napoletano e per cancellare quelle voci che hanno raccontato le sue bravate notturne:
da queste parti è sempre più Lavezzimania, anche se da lui la gente vorrebbe una maggiore continuità, quella spinta che soltanto lui sa garantire ai compagni. D'altra parte, il film della vittoria sull'Udinese ha avuto un solo protagonista: Lavezzi, appunto, perchè da solo ha saputo costruire un successo che il collettivo nel suo insieme non è stato in grado di fare. gazzetta/goal.com.
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Lavezzi gran gol ed un assist con l'Argentina nel 5-0 sul Guatemala
Primo gol ufficiale con la maglia dell'Argentina per Ezequiel Lavezzi. Il Pocho ha segnato la seconda rete ed ha fornito un assist vincente nel 5-0 della Nazionale Olimpica contro il Guatemala in una gara di qualificazione per Pechino 2008 giocata a Los Angeles. Un vero e proprio gioiello quello del bomber del Napoli che di sinistro, da posizione defilata, ha infilato il portiere sul primo palo su assist di Huguain al termine di una splendida combinazione corale partita da Banega e rifinita da Riquelme. Il Pocho successivamente è stato anche protagonista di una bellissima cavalcata personale a sinistra culminata col passaggio gol ad Huguain per il 3-0. L'Argentina ha poi dilagato con le segnature finali di Maidana e Ruben.
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mercoledì 6 febbraio 2008
Ezequiel Lavezzi
Ezequiel Lavezzi poche ore dopo aver fatto esultare il popolo napoletano siglando il successo contro l'Udinese con una doppietta, si è imbarcato su un aereo con destinazione Los Angeles per raggiungere il ritiro della nazionale Argentina Under 23. Domenica sera era già a disposizione del tecnico Batista. Lunedì è suonata molto presto la sveglia per Ezequiel che insieme ad altri compagni di nazionale arrivati dall'Europa ha svolto prima un leggero allenamento in palestra e successivamente si è unito al resto del gruppo sul campo della Università della California del Sud. Il tecnico Batista era accompagnato dal tecnico della nazionale maggiore argentina Basile, per iniziare un rapporto di sinergia tra le due squadre Nazionali. Batista ha comunicato in serata (ora di L.A.) gli undici che partiranno titolari giovedì contro il Guatemala nell'amichevole di avvicinamento ai Giochi Olimpici di Pechino, si tratta di:
Ustari; Zabaleta, Demichelis, Fazio; José Sosa, Mascherano, Banega, Escudero; Riquelme; Lavezzi e Higuaín.
Saranno 2 i fuori quota "El Topo" Riquelme ed "El Jefecito" Mascherano, per il resto il "El Pocho" Lavezzi sarà in compagnia del meglio della nuova generazione di calciatori argentini, mancano solo "El Kun" Agüero (infortunato), "El Pulga" Messi (non convocato) ed "El Pintita" Fernando Gago (infortunato). Venerdì mattina "El Pocho" salirà di nuovo sull'aereo questa volta con direzione Milano per raggiungere il ritiro del Napoli a Genova, dove domenica alle ore 15.00 si giocherà la 3/a giornata di ritorno tra Sampdoria e Napoli
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lunedì 4 febbraio 2008
Lavezzi illumina il Napoli :Napoli, e` super Lavezzi.
Due reti per riprendersi il ruolo di uomo nuovo del calcio azzurro. Ezequiel Lavezzi s'è concesso due piccole magìe per riportare tre punti a Napoli e per restituire il sorriso a un gruppo che stava cominciando a fare fatica. Bocca chiusa per decisione della società, sorrisi larghi così all'uscita dagli spogliatoi. Sottobraccio all'amico Gargano, parole sudamericane. Sei contento Pocho? «Si, sono contento». Due gol, la prima doppietta in campionato con la maglia azzurra, la seconda della sua avventura napoletana. Già era successo in coppa Italia, ad agosto, contro il Pisa. Due reti per regalare un sogno alla Napoli che stava per riaffacciarsi alla serie A. Anche quella era una notturna, fu immediatamente chiamata la «notte del Pocho». La Napoli della passione e l'Italia del calcio cominciarono a scoprire quel ragazzotto che era sbarcato in Italia preceduto dalla fama di uno che crea tanto ma non ha il gol facile. Mise dentro due reti in estate, ne segnò un'altra durante la goleada di Udine alla seconda di campionato. Si disse che il Pocho Lavezzi era cambiato, che aveva recuperato la via della rete grazie alla magìa di Napoli. Poi l'appuntamento con il gol è diventato sempre più rado. Una rete contro Roma e Reggina, e nulla più. Si era ricominciato a parlare di lui, un'altra volta in termini negativi e preoccupati: ha perso lo smalto dei giorni d'esordio, è banale e gli allenatori avversari hanno imparato come arginarlo, pensa più al divertimento che al campo. Il Pocho non s'è dato cura delle parole. Ha cercato di ritrovare le giocate dei giorni d'inizio (perché lentamente e inesorabilmente erano uscite dal suo repertorio), ieri sera si è ripresentato come fece ad agosto. In quei giorni dicevano che era grasso e non sarebbe riuscito a far nulla, e invece segnò e fece dribbling e fece sussultare l'Italia del football. In questi giorni s'è parlato soprattutto delle sue notti brave e Lavezzi è stato capace di tornare grande. Quasi un segnale questa doppietta all'indomani della chiusura del mercato. Come se fosse un messaggio alla piazza: «Guardate che l'uomo nuovo sono ancora io». E un segnale preciso è arrivato anche dalla squadra che ha fatto festa alle sue reti come se fosse stato cancellato un piccolo incubo. Vittoria ritrovata e gol del Pocho. Sosa non stava nella pelle, continuava a dare la caccia al suo compagno per fare festa, e siccome Lavezzi era sotto al mucchio di compagni, schiacciato per terra, Sosa s'è lanciato a peso morto sull'intero gruppo. Il Pampa, primo aqcquisto del Napoli di De Laurentiis, l'ha sempre spondorizzato: «È un campione», disse in estate, è l'uomo che può portarci in alto», disse a inizio stagione. «È pronto per fare grande anche la nazionale argentina», ha spiegato di recente. E proprio per dare una mano all'Argentina olimpica, Lavezzi partirà oggi alla volta di Los Angeles dove la squadra che si prepara per i Giochi di Pechino, affronterà il Guatemala. Ha promesso che tornerà senza sentirsi affaticato, pronto ad affrontare e a battere la Sampdoria. Pronto a segnare ancora, perché al Pocho il gol piace, a dispetto di chi sostiene che la rete non gli riesce tanto facilmente.
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domenica 3 febbraio 2008
sabato 2 febbraio 2008
Calcio, vince il Napoli con 3 prodezze di "Pocho" Lavezzi
Dieci leoni ed un predatore: 'Lupo' Ezequiel Lavezzi. Il guerriero della notte. Il Napoli batte 3-1 l'Udinese con un affresco firmato "Pocho 7". Una doppietta di Ezel che fa vibrare le corde del San Paolo. Un fulmine dopo l'altro sul cielo di Fuorigrotta, quando sono appena passate le 10 di una serata che ha le stimmate di questo santino di Governador Galvez con la chioma fluente dei guerrieri medievali, il ghigno vispo di uno scugnizzo dei Quartieri e il talento di un predestinato. L'urlo di Lupo Ezequiel è quello di una intera città che si stringe intorno al suo eroe. Napoli bello di notte: gli azzurri si riprendono il maltolto vincendo nuovamente sotto le luci del San Paolo, dopo l'ultimo successo a casa nostra con il Parma. Evidentemente è guardando in faccia alle tenebre che si vede davvero la luce. Quella sprigionata da due gol fantastici del Pocho quando la partita sembrava cristallizzata sull'1-1: un destro tagliente ed un colpo sotto che più che un cucchiaio sembra un'intera collezione di argenteria 800. Viva Napoli e viva il Pocho. Dieci leoni ed un predatore: Lupo Ezequiel. Il giustiziere della notte.
La notte porta consiglio e quella del San Paolo mette anche i brividi di suggestione. Il Napoli è ispirato. Al 2' Zalayeta ruba palla, entra in area e tira di destro: traversa. Al 3' Contini stacca su angolo di Hamsik: traversa bis. Azzurri travolgenti. Pochi secondi: Lavezzi va via a destra come un fulmine e crossa per Zalayeta, Zapata tenta l'anticipo ma se la butta dentro in spaccata: autogol, 1-0. Ma l'Udinese si ridesta con un gol davvero notevole: Pepe in drop di interno sinistro gira sul palo lungo di Gianello, 1-1.
Al 25' Gargano ci prova di sinistro, fuori di poco. Al 34' cross di Pepe che scentra la palla: parabola impazzita che finisce sul palo esterno. Partita veloce e bella che però si guasta al 36': Ayroldi vede un fallo di Cannavaro su Zapata lanciato a rete. Involontario o meno, l'arbitro non fa discussioni: rosso diretto per il napoletano che esce dopo aver giurato la sua innocenza. Napoli in 10. Finisce il primo tempo: 1-1. Secondo tempo. Nel Napoli dopo poco entra Santacroce per Garics ed è il secondo esordio di giornata tra i neo acquisti dopo quello di Mannini, partito sin dall'inizio (a loro unirà anche Pazienza che entrerà nel finale).
La seconda svolta arriva al 60': Pepe punta Hamsik e, persa palla, va giù. Per Ayroldi è simulazione, secondo giallo per l'attaccante ed espulsione. Si gioca 10 contro 10. Si fa per dire. Perché nel Napoli lì davanti c'è uno che vale doppio: Ezequeil Lavezzi. Il Pocho al 74' affila il destro e infila la palla nell'angolo di Handanovic: 2-1. San Paolo alle stelle. Ed al settimo cielo dopo appena due minuti: su azionedi Zalayeta, ancora l'argentino supera il portiere in uscita con un pallonetto di sinistro che evoca il grande Diego dal Paradiso del calcio, 3-1. E' qui la festa. Tra andata e ritorno il Napoli ne segna 8 all'Udinese. Sempre con la sigla del Lavezzi show. Un affresco griffato "Pocho 7". Che vale tanto oro quanto pesa...
Napoli in delirio per "el Pocho": Lavezzi manda in visibilio il San Paolo. E'' l''asso in miniatura argentino a decidere il secondo anticipo della 21/a giornata, con una doppietta che permette al Napoli di battere 3-1 l''Udinese al termine di un match che sul campo, in fatto di gol e divertimento, ha mantenuto le promesse della vigilia.
L''una di fronte all''altra due squadre che garantiscono calcio giocato a viso aperto e che mixate in un cocktail possono produrre risultati sempre sorprendenti. Come accadde all''andata, quando l''allora misteriosa matricola azzurra ando'' a vincere al Friuli niente meno che per 5-0. Reja e i suoi salgono a 27 punti, si complica invece la vita Marino, che domani in Fiorentina-Milan tifera'' per il pareggio per non perdere troppo di vista il sogno Champions.
E anche stavolta il Napoli si e'' confermato un pessimo cliente per l''Udinese di Marino, squadra ammirata da tutti per lunghi tratti del campionato e che una settimana fa si e'' tolta la soddisfazione di fermare l''Inter. L''allergia dei bianconeri agli azzurri si e'' resa palese da subito: al 3'' minuto il Napoli aveva gia'' scheggiato per due volte la traversa ed era in vantaggio grazie a un autogol di Zapata. Una doccia fredda servita a scuotere l''Udinese, che al 9'' ha trovato il pari. Nell''attacco dei napoletani Di Natale e Quagliarella, e'' stato il terzo incomodo del tridente, il romano Pepe, a trovare la girata vincente. La serata e'' sembrata volgere addirittura al meglio per gli ospiti quando al 35'' il Napoli e'' rimasto in dieci (fallo di ultimo uomo di Paolo Cannavaro), ma la porta azzurra e'' rimasta inviolata.
A rompere l''equilibrio di una gara densa di ribaltamenti di fronte e'' stato appunto il Pocho, che ha atteso meta'' ripresa per scatenarsi. Anche l''Udinese e'' rimasta in dieci (discutibile secondo giallo a Pepe) al 60'', e l''argentino ha trovato gli spazi per piazzare l''uno-due letale. Una rasoiata dal limite al 74'' e un gol di rapina due minuti piu'' tardi, infilandosi in uno svarione della difesa friulana che ha "regolarizzato" la sua posizione di offside. Gara improvvisamente chiusa, il San Paolo intero a spellarsi le mani.
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Lavezzi show al San Paolo
NAPOLI - Il Napoli esalta il suo pubblico e vince una partita vibrante, ricca di emozioni, giocata molto sull'agonismo e sui nervi. I partenopei battono per 3-1 l'Udinese grazie a un grande Lavezzi che propizia l'autorete di Zapata e segna una doppietta. I friulani peccano un po' di presunzione, non sfruttano quei 20 minuti di superiorità numerica e non costruiscono nulla di più di un momentaneo pareggio ottenuto grazie a un bel gol di Pepe. In mezzo ci sono tre legni, tante occasioni sotto porta e tanti salvataggi, una serie di errori in difesa.
Il Napoli era a digiuno di vittorie da cinque partite e quindi questi tre punti, oltre che per la classifica, sono fondamentali per il morale. L'Udinese allunga la sua serie negativa: eliminata dal Catania in Coppa, sconfitta da Milan e Napoli, un punto ceduto in casa all'Inter.
Reja manda in campo inizialmente solo uno dei nuovi acquisti, Mannini, e nella ripresa fa entrare anche Santacroce e Pazienza. Tutti promossi, visto il risultato. Molte le assenze nella difesa partenopea: Iezzo, Cupi, Domizzi oltre all'esterno Savini.
Perso Mesto per un lungo periodo, Marino fa spazio a Ferronetti.
In avvio gli errori difensivi dell'Udinese danno una spinta notevole al Napoli che colpisce due traverse e segnato un gol in tre minuti. Al 2', uno sbaglio di Inler permette a Zalayeta di involarsi sulla destra e di tirare: Handanovic devia e la traversa lo salva; sul susseguente angolo, la retroguardia friulana dorme e Contini di testa manda la palla a scheggiare la traversa.
Al 3' Lavezzi parte come una furia sulla destra, lancia un traversone rasoterra e Zapata, per anticipare Zalayeta, in scivolata infila Handanovic nell'angolo alla sua sinistra.
Dopo una partenza così negativa, l'Udinese si ricompone e all'8' pareggia in maniera spettacolare: punizione di D'Agostino da sinistra e gran sinistro al volo di Pepe.
A questo punto il Napoli cala e presta il fianco al contropiede dell'Udinese che avrebbe la possibilità di andare in vantaggio al 32': D'Agostino lancia in contropiede Quagliarella che, in fuga per 50 metri, giunto quasi in area invece di tirare dà a Di Natale che era in offside e, oltretutto, non è in grado di intercettare. Al 34' Pepe da destra spara e colpisce il palo basso alla sinistra di Gianello.
Poi l'episodio che fa molto discutere e che condiziona il Napoli. Al 36' su uno dei tanti contropiedi dell'Udinese, Cannavaro è espulso per fallo su Zapata, in realtà c'è anche un intervento scorretto di Grava su Dossena e si sente un fischio prima dell'intervento del capitano azzurro.
Nella ripresa il Napoli parte all'attacco. Ma è la squadra di Marino a rendersi pericolosa: dopo un saltavaggio su Quagliarella in aerea napoletana, Pepe al 14' spara un missile (fuori d'un pelo) su errore di Santacroce. Un attimo dopo per una presunta simulazione Pepe si becca il secondo giallo e viene espulso. E' così ristabilita la parità numerica.
Al 29' arriva il primo gol di Lavezzi che riceve a 25 metri ed esplode il suo destro all'angolo basso di Handanoivic. Poco dopo, il terzo gol azzurro: palla a Zalayeta, la difesa bianconera pasticcia, Felipe dà indietro, sulla palla si avventa il solito Lavezzi che con un pallonetto insacca. E per l'Udinese non c'è verso di raddrizzare la partita.
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Lavezzi, che show! Tris del Napoli
Udinese battuta 3-1: autorete di Zapata, poi Pepe e due gol in un minuto del Pocho. Espulsi Cannavaro e Pepe
NAPOLI, 2 febbraio - Emozioni, polemiche, magie. Non è mancato proprio niente al San Paolo. Alla fine a decidere l’appassionante sfida fra Napoli e Udinese è bastato un minuto. Tanto è servito a Lavezzi per mettere a segno una doppietta che ha tramortito la squadra di Marino: prima un gran destro dal limite e poi un cucchiaio a Handanovic che hanno mandato in visibilio il San Paolo. Alla fine il risultato è un po’ bugiardo, soprattutto per come si erano messe le cose in campo, con gli azzurri costretti a giocare con un uomo in meno per mezzora, a cavallo dei due tempi, per l'espulsione di Cannavaro. Ma dopo l'uscita dal campo di Pepe, espulso a metà ripresa per doppia ammonizione, è venuta fuori la classe del funambolo argentino. Molto discussi entrambi i cartellini rossi di Ayroldi: sul primo rosso a Cannavaro, per fallo da ultimo uomo su Zapata lanciato a rete, sembra evidente che il fischio sia precedente al fallo e riferito ad un’altra entrata fallosa di Grava. Sulla seconda espulsione, invece, il giallo a Pepe appare eccessivo, perché il contatto seppur lieve fra l’attaccante friulano e Hamsik sembra esserci.
BOTTA E RISPOSTA - In avvio Reja conferma il 3-5-2 schierando solo Mannini dei nuovi. Nell'Udinese unica novità Ferronetti al posto di Mesto. Gli azzurri partono forte: Zalayeta e Contini colpiscono due volte la traversa, poi arriva il vantaggio: Lavezzi va via sulla destra a Felipe, cross basso sul primo palo dove Zapata in spaccata anticipa ancora tutti mettendo però nella propria porta. L'Udinese pareggia subito: lunga punizione dalla sinistra, palla che arriva sul secondo palo dove Mannini si perde Pepe, girata di controbalzo e Gianello battuto. I friulani hanno la palla buona per il vantaggio a metà tempo, ma Quagliarella in contropiede serve Di Natale invece di calciare in porta.
TOCCA AL POCHO - Fra la fine del primo tempo e l'inizio della ripresa le due espulsioni di Cannavaro e Pepe che cambiano volto alla partita. Reja fa entrare anche Santacroce, ma è da uno della vecchia guardia che arrivano i colpi risolutori: Lavezzi trova prima un destro dal limite che fa secco Handanovic sul primo palo, poi - su retropassaggio involontario di un difensore - si presenta solo davanti ad Handanovic e lo beffa con un pallonetto. Finisce fra gli olè del San Paolo, il Napoli ritrova il sorriso e soprattutto la vittoria che mancava dal 9 dicembre (4 pareggi e tre sconfitte tra campionato e Coppa Italia).
NAPOLI-UDINESE 3-1
Napoli (3-5-2): Gianello; Grava, Cannavaro, Contini; Garics (6' st Santacroce), Blasi, Gargano, Hamsik (30' st Pazienza), Mannini; Lavezzi (40' st Bogliacino), Zalayeta. A disp. Del Giudice, Montervino, Sosa, Calaiò. All. Reja
Udinese (3-4-3): Handanovic; Zapata, Felipe (33' st Floro Flores), Lukovic; Ferronetti (25' st Colombo), D'Agostino (43' st Eremenko), Inler, Dossena; Pepe, Quagliarella, Di Natale. A disp. Chimenti, Coda, Candreva, Isla. All. Marino
Arbitro: N. Ayroldi di Molfetta
Marcatori: 3' pt aut. Zapata (U), 9' pt Pepe (U), 29' st e 30' st Lavezzi (N)
Note: espulsi al 35' pt Cannavaro (N) per fallo da ultimo uomo e al 15' st Pepe (U) per doppia ammonizione. Ammoniti Felipe, Mannini, Dossena, Zapata. Recupero 1' pt, 4' st. Spettatori 45.000 circa.
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Napoli in delirio per 'el Pocho'
Lavezzi manda in visibilio il San Paolo. E'' l''asso in miniatura argentino a decidere il secondo anticipo della 21/a giornata, con una doppietta che permette al Napoli di battere 3-1 l''Udinese al termine di un match che sul campo, in fatto di gol e divertimento, ha mantenuto le promesse della vigilia.
L''una di fronte all''altra due squadre che garantiscono calcio giocato a viso aperto e che mixate in un cocktail possono produrre risultati sempre sorprendenti. Come accadde all''andata, quando l''allora misteriosa matricola azzurra ando'' a vincere al Friuli niente meno che per 5-0. Reja e i suoi salgono a 27 punti, si complica invece la vita Marino, che domani in Fiorentina-Milan tifera'' per il pareggio per non perdere troppo di vista il sogno Champions.
E anche stavolta il Napoli si e'' confermato un pessimo cliente per l''Udinese di Marino, squadra ammirata da tutti per lunghi tratti del campionato e che una settimana fa si e'' tolta la soddisfazione di fermare l''Inter.
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Le pagelle degli azzurri: Lavezzi, un mostro
Napoli-Udinese 3-1: Lavezzi superstar, il Napoli torna a volare GIANELLO 6,5: Sul gol subito non può nulla. Per il resto, sbroglia al meglio ogni insidia. GRAVA 6,5: Prova di grande sostanza per il casertano. Bene come centrale, ancora più efficace come terzino destro. CANNAVARO 5,5: Prosegue il momento no per il fratello del Fabio Nazionale. E’ costretto a stendere Zapata, da ultimo uomo, che si involava tutto solo verso la porta di Gianello, meritandosi il rosso. CONTINI 7: Monumentale la prestazione dell’ex parmense. Chiude quasi tutto e fa ripartire l’azione dei suoi anche con buoni piedi. GARICS 5: Deludente, in regresso rispetto alle recenti sufficienti prestazioni. BLASI 6,5: Una gara di grande sacrificio e sostanza per l’ex Fiorentino. E’ il cuore della squadra. GARGANO 6,5: Quanto corre questo ragazzo! Un trottola impazzita che si è rivelata preziosissima soprattutto quando il Napoli era rimasto in inferiorità numerica… HAMSIK 6: Non una gara alla sua altezza, comunque da’ il suo contributo rendendosi utile anche in fase di non possesso. MANNINI 6: Si applica con grande volontà, ma l’ex bresciano non è un terzino. Il carattere non gli fa difetto e neanche l’impegno. LAVEZZI 8: Un mostro, scatti, dribbling, cross e due gol: cosa si può chiedere di più al ‘Pocho’? ZALAYETA 7: Uno dei migliori in campo, fa salire la squadra e regala colpi di gran classe. SANTACROCE 6: Da centrale se la cava egregiamente, esordio confortante. PAZIENZA S.V.: Entra in campo giusto per rubare un paio di palloni e per far intuire quanto sarà prezioso in futuro questo ruvido mediano. BOGLIACINO S.V.: Non giudicabile nei 5 minuti in cui è stato impiegato.
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Napoli-Udinese 3-1: Lavezziiii!!!
Napoli: Gianello, Grava, Cannavaro, Contini, Garics, Blasi, Gargano, Hamsyk, Mannini, Lavezzi, Zalayeta. A disp. Del Giudice, Santacroce, Montervino, Bogliacino, Pazienza, Sosa, Calaiò. All. Reja Udinese: Handanovic, Zapata, Felipe, Lukovic, Ferronetti, D'Agostino, Inler, Dossena, Pepe, Quagliarella, Di Natale. A disp. Chimenti, Coda, Candreva, Isla, Colombo, Eremenko, Floro Flores. All. Marino Arbitro: Ayroldi di Molfetta Marcatori: 3' pt Zapata aut. (N), 9' pt Pepe (U), Lavezzi 29' st, Lavezzi 31' st.
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