Aumenta la popolarità dell'argentino del Napoli: il Pocho è il protagonista di una mini-storia sul calcio pubblicata a pagina 171 del numero 2739 di Topolino (in edicola da martedì, a lato l'immagine). Il creativo, Carlo Panaro, lo ha ritratto come un papero con la maglia azzurra, i capelli lunghi e la mosca sul mento.
Singolare il nome prescelto, un evidente gioco di parole: Lavezzi diventa Asciughezzi. In ballo c'era anche Labrezzi. A scegliere il giocatore azzurro sono stati i lettori di Topolino: «La redazione ha fornito un elenco di nomi — dice Panaro — e l'ha spuntata lui».
Questa la scena: il giocatore dialoga in un campo di calcio con la strega Amelia, che vive sul Vesuvio e si rivolge a lui con il tipico «voi» napoletano. «Sono una vostra supertifosa, Asciughezzi», dice la storica nemica di Zio Paperone.
domenica 25 maggio 2008
Il Pocho è su Topolino!
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Lavezzi: Questa maglia mi è entrata nel cuore
Il San Paolo è la cosa più emozionante che abbia mai visto". Ivan Ezequiel Lavezzi racconta in esclusiva al sito ufficiale del Napoli le sensazioni della sua prima stagione in azzurro. Il Pocho, autentico idolo dei tifosi, ha una immagine indelebile impressa nella mente... "La prima volta che ho sentito la gente urlare il mio nome è stato fantastico. Cantavano Pocho-Pocho e mi sembrava un sogno. Ho saputo che non facevano un coro così dai tempi di Maradona. E' stata una sensazione straordinaria. Da quel momento la maglia azzurra è antrata nel mio cuore". A proposito di tifosi, cosa ha significato per te e per la squadra il San Paolo quest'anno? "Io sono giovane ma giocare al San Paolo è la cosa più bella che possa esistere per un calciatore. Napoli è grande anche perché questo stadio è unico al mondo. Quando sali i gradini per entrare in campo senti già il boato della gente. E' un'emozione che se non la si è mai provata non si può descrivere". Ti aspettavi di far così bene sin dal primo anno in Italia? "Io sono venuto a Napoli con questo desiderio: essere immediatamente pronto per la squadra. Volevo giocar bene sin da subito e dimostrare che la Società ed il Direttore Marino avevano fatto bene a puntare si di me. Sono contento della stagione che ho disputato ma so anche che posso migliorare ancora tanto. Voglio dare sempre di più a questa maglia". Come giudichi la stagione del Napoli? "Bella, bellissima. Ricca di soddisfazioni. Abbiamo giocato un campionato eccellente e siamo andati oltre le previsioni. C'erano tanti giocatori nuovi ed eravamo una neopromossa. Per me poi è stato straordinario. Poter giocare qui è stato un sogno che si è avverato. Ora spero che i sogni continuino con questa maglia". Scegli la vittoria più bella della stagione... "Non ce n'è una sola. Io ne scelgo tre: contro l'Inter, la Juve ed il Milan. Anche perché so che battere queste squadre è molto importante per i nostri tifosi. E il desiderio di tutti noi è riuscire a regalare tante altre grandi soddisfazioni per la gente di Napoli in futuro"
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Lavezzi in gol nella nazionale olimpica
Con un gol di Lavezzi al 28' del secondo tempo la Nazionale Olimpica argentina ha battuto una Selezione Catalana in una amichevole svoltasi al Camp Nou di Barcellona.Lavezzi meglio di Messi: guarda il suo gol!
Con un gol di Lavezzi, l'Argentina Olimpica ha battuto 1-0 la Catalogna nella 200ª partita della selezione autonoma, amichevole divertente di fronte ad oltre 43.000 spettatori. Al Camp Nou tantissimi argentini e un grande striscione per Lavezzi: «El pocho de Napoles».
L'azzurro è stato schierato dal tecnico Batista in una formazione super offensiva: un 4-2-4 con il madridista Gago e Banega (Valencia) in mezzo, Messi, Aguero (capitano), Higuain e Lavezzi davanti. Eze ha cominciato a sinistra spostandosi poi a destra. Era il più avanzato con il Kun Aguero e si è rivelato il migliore dei suoi.
Lavezzi ha offerto subito una gran palla a Messi, poi ha replicato con due assist ad Aguero, tutte occasioni buttate via dai compagni. Il napoletano allora ci ha provato personalmente: con un'azione travolgente e un paio di tiri.
Questo tutto nel primo tempo. Nella ripresa calcio meno brillante ma l'unico gol: al 73' con una mezza girata acrobatica Lavezzi ha messo in porta un tiro sballato di Biglia. Sei minuti dopo ha lasciato il posto a Zarate godendosi la standing ovation dei suoi connazionali. L'Argentina a Pechino difenderà l'oro conquistato ad Atene.
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mercoledì 14 maggio 2008
martedì 13 maggio 2008
Il Pocho alla Partita del Cuore insieme a Maradona
Ezequiel Lavezzi e Diego Maradona insieme nella "Partita del Cuore". Anche il Pocho ha voluto aderire alla gara di solidarietà che si è giocata all'Olimpico di Roma. Una consolidata kermesse umanitaria che raccoglie fondi benefici e che è giunta alla 17esima edizione. Per Lavezzi è stata anche un'occasione per abbracciare Maradona, anch'egli tra gli ospiti più attesi della serata.
Il tandem argentino ha giocato in veste inedita nella Nazionale Italiana Cantani. Il Pocho e Diego si sono cercati ed hanno dato vita a fraseggi che hanno divertito il pubblico. Lavezzi pur essendo impegnato nel ruolo di difensore ha fornito due assit risolti in gol da Eros Ramazzotti e Biagio Antonacci. Maradona, invece, è andato in rete su calcio di rigore. Una serata di festa e solidarietà che ha visto uniti idealmente il grande Diego ed il suo successore in azzurro Pocho Lavezzi
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lunedì 12 maggio 2008
Anche Lavezzi alla 'Partita del Cuore' Maradona con Lavezzi
Ivan Ezequiel Lavezzi parteciperà alla Partita del Cuore . Anche l'attaccante argentino del Napoli ha voluto aderire alla gara di solidarietà che si giocherà stasera all'Olimpico di Roma. Una consolidata kermesse umanitaria che raccoglie fondi benefici e che è giunta alla 17esima edizione. Per il Pocho sarà anche un'occasione per abbracciare Diego Maradona, anch'egli tra gli ospiti più attesi della serata. E' iniziata la Partita del Cuore 2008 a Roma, in campo dal 1' Maradona e Lavezzi che giocano con la Nazionale Cantanti con in porta De Rossi.In campo anche Aldair, Bruno Conti e ZicoSaranno della partita anche Bagni, Zola e Gigi D'Alessio.
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PAMPA SOSA, UN ADDIO DA CAPITANO
Ultima apparizione allo stadio San Paolo per Roberto Carlos Sosa (33 anni). Dopo l'annuncio ufficiale dell'addio a fine stagione, il Pampa è sceso in campo quest'oggi con la fascia di Capitano cedutagli da Cannavaro, lo stesso Cannavaro che a fine gara lo ha portato in trionfo sulle spalle, assieme all'altro capitano storico del nuovo Napoli, Francesco Montervino. Giro di campo strameritato per un grande uomo, un grande professionista, che dopo 117 partite e 28 gol con la maglia azzurra, lascia il Napoli tra le lacrime, per chiudere la carriera nella sua amata Argentina. Premiato con una targa di riconoscimento dal Presidente De Laurentiis prima dell'inizio della gara, Sosa ha cercato di ricambiare stima e affetto con un gol che purtroppo non è arrivato, ma comunque offrendo la solita partita di grande cuore e grande umiltà. La stessa grande umiltà nell'aver accettato senza indugio l'invito di Pierpaolo Marino a scendere in serie C nell'anno zero dell'era De Laurentiis; primo storico acquisto del Napoli Soccer; 10 gol che hanno contribuito ad inseguire il sogno della promozione 2004-05, interrotto solo nella finale play-off dall'Avellino; 6 gol all'anno nelle succesive 3 stagioni, con altrettante promozioni; massima professionalità nell'accettare senza fiatare le decisioni del mister, che spesso lo ha rilegato in panchina per sfruttarne le caratteristiche a partita in corso, anche quando era visibilmente più in forma degli altri; sostegno massimo a tutti i compagni, anche a quelli che gli toglievano il posto; grande leader e grande uomo spogliatoio. Questo è il Pampa Sosa, un giocatore dai piedi non certo sopraffini, ma dal grande cuore, quello che, tecnica a parte, hanno sentito battere i 60.000 del San Paolo che hanno ricambiato facendo riecheggiare a lungo il suo nome, nel tempio che fu del Grande Diego, un argentino senza eguali, ma filo conduttore di un amore eterno tra napoletani ed argentini, un amore che non finirà mai. Mai. Anche grazie a lui. Grazie Grande Pampa.
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NAPOLI-MILAN 3-1
Un grandissimo Napoli batte 3-1 un Milan costretto a vincere per accedere al 4° posto utile per la qualificazione in Champions League, e che invece non è mai stato in partita contro la squadra partenopea, fin da subito aggressiva e determinata. Pressing alto, gran ritmo e ripartenze veloci per gli uomini di Reja, trascinati dalla verve di Lavezzi e Hamsik, e coperti da una difesa impeccabile, ben coperta dal lavoro di interdizione di Gargano e Pazienza. Napoli in vantaggio al 36' con una ripartenza coast to coast di Hamsik. Raddoppio su perfetto calcio di rigore di Domizzi, provocato dal fallo di Nesta sull'imprendibile Lavezzi. Milan incapace di reagire e Napoli che triplica in chiusura di partita con Garics che anticipa Kalac su cross dalla sinistra di Montervino. Due minuti dopo Seedorf sigla il gol della bandiera su calcio di punizione, ma il risultato ormai è segnato: Napoli-Milan 3-1, sorpasso in classifica sul Genoa e conquista dell'Intertoto ad un passo. Intanto tributo di uno stracolmo San Paolo per l'addio azzurro del Pampa Sosa.
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venerdì 9 maggio 2008
Lavezzi: 'Grazie Diego ma sei ineguagliabile'
“Sono orgoglioso delle parole di Maradona". Ezequiel Lavezzi ringrazia il Pibe de Oro per le belle parole spese nei suoi confronti. Maradona, che giocherà lunedì a Roma la "Partita del Cuore", ha elogiato il Pocho per l'eccellente stagione in azzurro...
"Da argentino e da giocatore del Napoli - dice Lavezzi - sono orgoglioso che Maradona abbia avuto espressioni di apprezzamento e di stima nei miei confronti. Di una cosa sono sicuro, e cioè che in campo sarà impossibile il paragone con quanto fatto da Diego a Napoli. Da parte mia posso assicurare, comunque, che metterò tutto l’impegno possibile per cercare di non smentire mai le belle parole di Maradona nei miei confronti”.
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domenica 4 maggio 2008
TORINO-NAPOLI 2-1
Napoli perde 2-1 contro un Torino più motivato ma non certo per mancato impegno. Dopo aver sfiorato il vantaggio iniziale con un bel tiro di Bogliacino respinto in angolo da Sereni, gli azzurri sono andati in svantaggio al 27° su calcio di rigore di Rosina, fischiato per un fallo più che discutibile di Domizzi su Di Michele. Nella ripresa il Napoli ha trovato il pareggio con Contini in mischia, ma dopo appena 2 minuti la difesa azzurra si dimentica completamente di Di Michele, consentendo all'attaccante romano di presentarsi a tu per tu con l'esordiente Navarro, battuto per la seconda volta. Gli azzurri, colpiti dall'immediato raddoppio, hanno cercato la reazione ma in maniera piuttosto disordianta e sconclusionata, senza riuscire a trovare il pareggio, nonostante qualche buona iniziativa dei comunque spenti Hamsik e Lavezzi.
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giovedì 24 aprile 2008
Il Pocho: prima tanti tatuaggi, adesso solo lividi
Va bene essere Pocho, va bene essere loco, ma quando inizi ad essere il secondo calciatore più “massacrato” del campionato e il tutto passa per “normale”, c’è qualcosa che non va. Non è bello che il quotidiano sportivo italiano per eccellenza, lunedì mattina, parlando di Parma - Napoli, abbia messo in evidenza che il rigore concesso ai ducali potesse essere anche dubbio, mentre quello concesso al Napoli fosse palesemente inesistente. Il problema non è che non fosse così, quanto che l’autorevole giornale “dimenticasse” i toni non proprio amichevoli con cui i gialloblu avessero interpretato la gara. Sembrava di assistere ad una battaglia sul ring. Lavezzi continuamente atterrato, pare essere l’unico modo in cui gli avversarsi riescono a misurarsi con l’inarrestabile argentino. Ma i modi non proprio ortodossi questa domenica non sono stati riservati solo al numero 7 partenopeo. Garics, Mannini, Hamsyk, Domizzi, Savini, i parmensi non hanno risparmiato nessuno, eppure l’autorevole quotidiano sportivo ricordava con particolare enfasi il momento in cui Gargano, dopo l’ennesimo colpo rimediato dal Pocho, aveva perso le staffe. Eppure sono tanti i campioni che si scaldano per molto meno. Ma le loro diventano gesta o mal che vada episodi da bollare con una risata o un’alzata di spalle. Gargano è stato etichettato nell’articolo quale “bulletto” uruguaiano ed il sostantivo,di questi tempi, non è proprio edificante. Non un aggettivo invece per il “povero” Gasbarroni, giustificato dal fatto che il Parma si stesse giocando un’importante fetta di salvezza. Leggendo i commenti alla partita accesa, per usare un eufemismo, sembrava quasi che il clima non proprio “sportivo” fosse dipeso dal fatto che i malmenati partenopei avessero ad un certo punto perso la pazienza (allenatore compreso). Se Pato va difeso, come abbiamo sentito urlare per settimane, i lividi sui polpacci di Lavezzi, ormai simili a cartine geografiche, andrebbero almeno riconosciuti. Ieri mattina, durante l’allenamento, il Pocho ha avvertito un dolore all’adduttore destro che lo ha costretto a congedarsi in anticipo dal terreno di gioco. Ezequiel non fa né scene né piagnistei, testa bassa e si riparte. Domenica calpesterà l’erba del San Paolo, sarà la solita scheggia impazzita a cui affideremo partita e sogni. Tutto come sempre, speriamo solo gli avversari non continuino ad omaggiarlo di tatuaggi non richiesti.
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mercoledì 23 aprile 2008
Le origini di Ezequiel Lavezzi
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martedì 22 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
Non fategliene una colpa il pocho è fatto così
Allo stadio Ennio Tardini di Parma, va in scena una partita spigolosa. I ducali giocano per agguantare tre punti che sarebbero aria pura per i polmoni e per il morale dei giocatore, nonché per la classifica, il Napoli gioca per l’onore, per un sogno Uefa ma soprattutto per quei cinquemila tifosi giunti dal capoluogo campano che hanno ancora voglia di sognare. Sgombro dai pensieri gli azzurri partono con buona personalità e hanno un netto controllo territoriale della partita, Lavezzi e Bogliacino in avanti non danno punto di riferimento e l’argentino è un furetto che i difensori ed i centrocampisti di Cuper non riescono a fermare. Ci provano con le buone, ma soprattutto ci provano con le cattive. Ma andiamo per gradi. La partita comincia ad incattivirsi, quando viene fischiato un rigore al Napoli che si può anche dare, poiché un minimo di ostruzione a Mannini viene fatto ed a quel punto il centrocampista azzurro si sarebbe trovato solo con tutta la porta spalancata, quindi abbastanza giusto, dopo aver fischiato, dare anche il cartellino rosso. Questo fa scattare “l’ira” dei ducali i quali gia ad inizio secondo tempo cominciano a commettere scorrettezze l’una dietro l’altra. E’ il 31’st quando Lavezzi fa quello che madre natura gli ha inculcato nel sangue, è cioè gioca con il pallone gli da del tu e ci danza sopra, bevendosi l’avversario di turno più altri quattro che evidentemente non hanno preso bene la leggiadria con qui l’argentino si muove e per mettere fine alle sue movenze lo stendono con un nettissimo fallo. A questo punto Gargano diventa una furia, poiché il gesto compiuto dai giocatori del Parma è sicuramente da condannare, l’uruguaiano esagera e va a finire sotto la doccia assieme a Falcone. Ma a questo punto qualche domanda sorge spontanea, ma il calcio è non è spettacolo? Perché è considerato un torno quello fatto a Lavezzi? A lcuni addetti ai lavori hanno detto che C.Ronaldo fa quei giochetti perché è nel suo DNA, beh forse anche il pocho ha questi cromosomi e non c’è nulla da recriminare se con un tocco di classe riesce ad andare via in mezzo a quattro avversari. Lavezzi è sicuramente un grande calciatore, un fulmine che si esalta nelle giocate funamboliche, quindi non fategliene una colpa il pocho è fatto così…per fortuna.
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PARMA - NAPOLI
Nella "movimentata" gara tra Parma e Napoli gli azzurri riescono a vincere la terza partita stagionale lontano dalle mura amiche. L'ultimo successo al Tardini di una spedizione azzurra, risaliva addirittura al 1993, 3-1 sotto la guida del grande generale Marcello Lippi. 15 anni di attesa dunque, per una vittoria che sportivamente parlando è stata condizionata non poco dalla direzione di gara dell'arbitro Ayroldi. Ma procediamo per gradi. Edy Reja ritrova Santacroce dopo la squalifica e recupera Savini all'ultimo secondo, mentre sorprende tutti con una mossa tanto inaspettata quanto efficace e intelligente: chi tra Sosa e Calaiò a supporto di Lavezzi in attacco? Mariano Bogliacino. Come a dire "tra i due litiganti il terzo gode". Nel Parma il tecnico Hector Cuper deve rinunciare agli squalificati Couto e Reginaldo, e gli infortunati Pisanu, Coly, Corradi e Dessena. Spazio dunque al tandem di peso Lucarelli-Budan, supportati dalla fantasia di Gasbarroni. Il Napoli parte subito bene, con ritmo, possesso palla, e personalità. Il Parma da parte sua, pienamente coinvolto nella lotta per non retrocedere, sembra teso e contratto e lascia agli azzurri l'iniziativa. L'arbitro Ayroldi comincia subito il proprio show personale ignorando un rigore per parte. Ma l'equilibrio del match si spezza allorquando il direttore di gara concede il penalty al Parma per un atterramento di Lucarelli ai danni di Santacroce. Si, proprio così, perchè di mestiere ed esperienza il possente centravanti emiliano si trascina addosso il più giovane, leggero e inesperto Santacroce, inducendo l'arbitro a "regalare" il rigore al Parma. E' il 23°: Budan dal dischetto fà 1-0. Il Napoli non ci sta e cerca subito di reagire con Lavezzi, Bogliacino, Hamsik e Mannini, supportati dalla buona vena di un dinamico Gargano. Sul finire del primo tempo una bella e prolungata iniziativa azzurra, termina con la seconda svista arbitrale: Mannini colpisce di testa la traversa e sul tentativo di tap in a porta vuota, viene anticipato in contrasto da Mariga. Per Ayroldi non solo è calcio di rigore, ma anche espulsione per il giovane mediano keniota. Domizzi sul dischetto sigla l'1-1, nonchè il proprio record di segnature in serie A: 6. Subito dopo il pareggio arriva il fischio finale del primo tempo che già scalda gli animi tra i giocatori ancora prima dell'imbocco del tunnel per gli spogliatoi. Al rientro in campo Reja deve rinunciare a Savini e inserisce Garics sulla destra, dirottando Mannini sulla fascia opposta. Il Napoli riparte subito con ritmo e determinazione e il Parma, che pensava di finire il primo tempo con un preziosissimo vantaggio, si ritrova ad inizio ripresa a difendere un pareggio in inferiorità numerica. E così, tra tensione e nervosismo, i difensori gialloblu si lasciano scappare Bogliacino, abile a sfruttare il cross dalla sinistra di Hamsik, deviato proprio in zona Bogliacino, che ribalta il risultato portando il Napoli in vantaggio. E pensare che Reja lo stava per sostituire con Sosa. A questo punto un Parma già teso e nervoso, perde completamente il controllo dei nervi. Lavezzi a centrocampo tenta un numero che irride gli avversari che lo rincorrono e lo accerchiano in 5, fermandolo con un fallo quanto meno da ammonizione; Gargano arriva come un treno in difesa del proprio compagno. Si accende una mischia di cui fanno le spese Gargano e Falcone, espulsi dall'arbitro Ayroldi con l'onta di principali fomentatori. In 10 contro 9 Lavezzi andrebbe a nozze negli spazi delle praterie emiliane ma Reja decide saggiamente di preservare il talento argentino, sostituendolo con Sosa. Due minuti dopo si scatena la follia: Gasbarroni rifila deliberatamente un calcione da dietro a Garics, alla caccia di un pallone inutile lungo l'out destro, all'altezza del centrocampo, proprio sotto gli occhi di un nervosissimo Reja, che si infuria con l'arbitro: fuori anche Gasbarroni, ma Reja è invitato a lasciare il campo seguendo il numero 18 parmense. A questo punto diventa quasi una partita di calciotto: 10 contro 8. Il gioco riprende in un'atmosfera strana, senza più nulla che abbia a che vedere con la tattica e con distese ancora più vaste di terra gialloblu, che il Napoli non riesce a sfruttare. In particolare Sosa avrebbe almeno 3 occasioni d'oro per mettere la parola fine ad un incotro assurdo ed invece non solo si mangia l'impossibile, ma colleziona anche errori su errori in fase di rifinitura per i compagni, che a loro volta non fanno certo di meglio. I grandi spazi inducono in tentazione: difendere il risultato con possesso palla o cercare il colpo del Ko? Il risultato è una via di mezzo strana in cui il Parma conquista addirittura 3 calci d'angolo, due palle gol e una rete di Lucarelli, su presa errata di Iezzo, annullata dall'arbitro per fuorigioco su segnalazione dell'assistente. Troppo, davvero troppo per una squadra con il doppio vantaggio numerico che deve assolutamente riuscire a fare risultato in trasferta. Inesperienza? Mancanza di personalità? Paura di vincere? Forse. Fatto sta che il fischio finale di Ayroldi ha un sapore tanto liberatorio per gli azzurri, quanto amaro e ingiusto per il Parma, ingoiato dalla zona rossa con appena 1 punto di vantaggio sulle ultime 3. Gli azzurri invece, dal proprio canto, guardano in alto, aspirando ad un piccolo sogno europeo che si chiama Intertoto. Si perchè, anche se si entra dalla porta di servizio, sempre in Europa si entra. L'importante è conservare lo spirito, la mentalità, la concentrazione e le motivazioni ammirate quest'oggi. E magari buttare la palla dentro.
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giovedì 17 aprile 2008
Lavezzi: «Napoli prendi Cavenaghi»
Lavezzi chiama Cavenaghi. Il Pocho chiama il Tanque, il "carrarmato". Appena saputo dell'interesse del Napoli per l'attaccante argentino che ora gioca nel Bordeaux, il nuovo idolo azzurro non è riuscito a trattenersi: 'Magari arrivasse'. Si conoscono bene Lavezzi e Cavenaghi, sono quasi coetanei (23 e 25 anni), sono compagni di Nazionale e sono entrambi allievi dello stesso maestro, Ramon Diaz, ex punta che ha giocato anche al San Paolo, attuale allenatore del San Lorenzo e grande amico di Pierpaolo Marino.
COSTA 10 MILIONI - Prima punta forte fisicamente, bravissimo nel gioco aereo e nel fare sponda, Cavenaghi ha segnato quest'anno 14 gol in Francia con la maglia del Bordeaux. Ha un contratto fino al 2011 ed è valutato circa 10 milioni di euro. Nei piani di Marino potrebbe essere il sostituto ideale di Sosa e Zalayeta.
L'ENTUSIASMO - Nei ritiri della Nazionale Lavezzi gli ha raccontato la passione che i napoletani hanno per il calcio e Cavenaghi ieri dalla Francia ha confessato di essere affascinato da un'avventura in Italia: 'Per un argentino è difficile non conoscere la città e la squadra che sono state del grande Maradona '.
Napoli già sogna, la coppia argentina Cavenaghi-Lavezzi per ballare il tango
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mercoledì 16 aprile 2008
Lavezzi è il calciatore che ha subito più falli in serie A
Otto gol, otto assist, diciassette tatuaggi. L’ultimo dei quali dedicato al Napoli. No, non lo stemma della squadra come pure aveva in mente, ma un’indiana. Una donna indiana. Una squaw con un cappello di penne colorate, i seni nudi e un mantello azzurro. E quel mantello l’ha voluto lui, Ezequiel Lavezzi, di colore azzurro. Il suo omaggio al Napoli ancora fresco d’inchiostro sul polpaccio destro.
«Pocho idolo napolitano», scrivono a Buenos Aires. Ma la replica è che è stata Napoli a stregare lui. «Certo che mi manca l’Argentina, ma questa città mi affascina e col suo affetto mi appassiona. Al punto che diventa difficile persino avere nostalgia del mio Paese», racconta il ragazzo arrivato dalla riva destra del fiume Paranà. Forse non è la verità. Forse, nonostante ogni mattima spalanchi le finestre su quel paradiso che si chiama Marechiaro, la nostalgia è veramente forte, eppure il Pocho ha mille motivi di consolazione.
Otto mesi, infatti, gli sono bastati per conquistare la città, incantata dalle sue invenzioni, dai suoi lampi e pronta a perdonargli piccoli peccati, così come di grandi ne aveva perdonati in passato a un altro figlio d’Argentina. Del quale lui è l’ideale erede. Soprattutto ora che ha cominciato a rubacchiare gol di mano. Lui che destino ha voluto diventasse azzurro il 5 luglio del 2007, così come proprio il 5 luglio di 23 anni prima, era il 1984, mise piede al San Paolo per la prima volta Diego Maradona.
Il Pocho, dunque. La nuova icona del pallone azzurro. L’immagine scugnizza e vincente della squadra. Il simbolo d’una stagione eccellente e persino divertente. E infatti, il Napoli ricomincerà da lui e dagli altri gioielli ai quali ha già allungato i contratti sino al 2013. Il presente e il futuro, Lavezzi, 23 anni tra tre settimane, che ieri se n’è stato al sole della Costiera assieme a Navarro ed a Gargano.
Di lunedì si può e il miniclan dei sudamericani s’è goduta la giornata in riva la mare. Vietato parlare di pallone, ieri. Al Napoli, al Parma prossimo avversario, all’Olimpica che l’aspetta a fine maggio in Spagna ricomincerà a pensare stamattina. Così come a quella doppia cifra che lui sogna. Otto gol sino ad oggi. Come Zalayeta e come Hamsyk e a un passo dal suo record che nella «primera divisione» è fermo a nove.
Ma Lavezzi vuole migliorarsi: dieci gol, almeno dieci gol e il titolo di bomber della squadra: è questo quel che vuole, difensori avversari permettendo. Già, perché Lavezzi ha pure un altro record: è il calciatore che ha subito più falli in serie A. Centoundici, contro i 105 di Del Piero, i 104 di Amauri, gli 83 di Kakà e i 74 di Borriello. Insomma, non segna ancora come loro, il Pocho, però più di loro prende calci. E questo vuol dire che forse oggi è proprio lui l’attaccante più temuto di questo campionato.
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lunedì 14 aprile 2008
NAPOLI-ATALANTA 2-0
Importante vittoria della squadra azzurra che, in un colpo solo, riscatta in parte l'umiliante sconfitta per 5-1 subita nella partita di andata, e il 3-0 subìto a Catania domenica scorsa, superando nel contempo la squadra bergamasca in classifica. Ottima la reazione dell'11 di Reja che fin dai primi minuti ha messo sotto la rinunciataria squadra di Del Naeri, orfana di Doni e Langella, mantenendo possesso palla, iniziativa e predominio territoriale, esponendosi a qualche pericolo in contropiede, ben contenuto dall'ottimo rientrante Iezzo. Nel secondo tempo però, l'avvicendamento di Calaiò con Sosa e la crescita di Gargano, Lavezzi e Hamsik, hanno fatto la differenza. Gli azzurri sono andati in vantaggio dapprima al 62° con una rete a porta vuota di Hamsik, facilitato dalla respinta corta dell'ex portiere azzurro Nando Coppola, sull'angolato diagonale di Lavezzi; poi è stato lo stesso Lavezzi a raddoppiare dopo appena due minuti, deviando involontariamente in porta con il braccio, il cross basso dalla sinistra di Sosa.
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venerdì 11 aprile 2008
Lavezzi e Navarro convocati dalla nazionale olimpica argentina
Ezequiel Lavezzi e Nicolas Navarro sono stati convocati dalla nazionale olimpica argentina per l’amichevole in programma contro la selezione di calcio Catalana il 24 maggio a Barcellona.
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Sul polpaccio altro tatuaggio per Lavezzi
Un nuovo tatuaggio, il numero 17, per Ezequiel Lavezzi. Un altro piccolo messaggio d'amore per Napoli. Dopo Diego Maradona che palleggia di testa, tatuato sul ventre dal mese di novembre, adesso è il turno di una sensuale donna indiana, modello Toro Seduto (cioé una «squaw») con tanto di corona di penne sul capo e a seno nudo, disegnata sul polpaccio destro. Il disegno originale da copiare aveva il mantello arancione, ma l'attaccante del Napoli ha voluto che diventasse di colore azzurro, come la maglia della squadra che sente sempre più sua. Trasformazione «Quella del colore è stata una precisa richiesta — spiega Gaetano Mingione, l'artista casertano diventato tatuatore per amore del disegno e tifoso del Napoli per l'amicizia con Gianluca Grava, suo primo cliente —. Lavezzi ha visto l'originale e mi ha chiesto subito di cambiarlo, quasi come se potesse così idealmente ricambiare quello che la città di Napoli e il Napoli gli hanno dato in questi mesi». Mingione riferisce cosa gli ha detto il Pocho: «È stato molto tenero: "La società e i tifosi fanno tanto per me, io do sempre il massimo per ricambiare l'affetto ricevuto e voglio portare l'azzurro del Napoli sempre con me, ovunque io sia. A Napoli sto bene per davvero, mi fanno sentire come se fossi in una grande famiglia". Ezequiel è una persona molto sensibile». Le sedute Il lavoro tecnico non è ancora concluso: come tutti i «tattoo», non si perfeziona con una sola seduta e ne seguiranno delle altre, rigorosamente a casa di Lavezzi, per rinvigorire e per rimarcare i colori, per far diventare l'azzurro ancora più intenso e.. somigliante a quello che indossa.
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mercoledì 26 marzo 2008
L'euforia di Lavezzi
Euforia e felicità, questi sono i sentimenti che Ezequiel Lavezzi non riesce a nascondere ai microfoni dei cronisti argentini sulle domande legate al suo esordio con la nazionale maggiore argentina.L'attaccante del Napoli ha dichiarato: Per me, con la quantità di campioni che ha Argentina, essere in questo gruppo è molto importante. L'ideale sarebbe quello di giocare la partita di domani, anche se pochi minuti e hanno La fortuna di essere in grado di pagare .
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martedì 25 marzo 2008
video lavezzi-napoli-andrea napoleone
la canzone del pocho cantata da ANDREA NAPOLEONE NEOMELODICO NAPOLETANO
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domenica 23 marzo 2008
Lavezzi raggiunge domani la nazionale argentina
La nazionale Argentina si riunisce in Spagna per raggiungere l'Egitto in vista dell'amichevole con la nazionale campione d'Africa.Ecco il comunicato della federazione Argentina:I nazionali si riuniranno nella capitale spagnola, con l'eccezione di Javier Mascherano, che si recherà direttamente a Egitto.
Mercoledì, alle 16 da Argentina, la nostra squadra nazionale dovrà affrontare la bicampeones Africa. Il difensore del Barcellona, è stato il primo ad arrivare. La Naziolane, guidata da Alfio Basile, arriva questo pomeriggio a Madrid scala prima del viaggio al Cairo, dove mercoledì prossimo sarà in Egitto per un match amichevole internazionale.
La capitale spagnola ha garantito clima stabile in virtu'dei 12 gradi Celsius e cielo poco nuvoloso per la delegazione argentina, che rimase al NH Eurobuildin. In questa città si riuniranno tutti i giocatori convocati per la partita prima della bicampeones Africa, viaggiare insieme lunedì prossimo, la rubrica a Cairo, volo charter.
Il primo ad aderire al entourage è stato Gabriel Milito (che non gioca a Barcellona, alla data del campionato spagnolo di essere sospesa), che ha raggiunto l'albergo, a 19,30. Prima di cena visitato Gabriel Heinze, che deve essere incorporata nel campus di domani sera, dopo il compimento il suo impegno per il Real Madrid.
Domani, a partire dalle ore 15.30 (orario di arrivo Ezequiel Lavezzi), si uniranno gli altri giocatori in diversi voli e degli orari, con l'eccezione di Javier Mascherano, ma egli sarebbe venuto il lunedì, direttamente da Londra a Il Cairo. pianetanapoli.
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venerdì 21 marzo 2008
giovedì 20 marzo 2008
Lavezzi, dopo le magie ecco il contratto
Pocho rinnova fino al 2013: «Mi manca l’Argentina ma questa città mi travolge e appassiona» Dopo la prima rete è corso ad abbracciare Mannini che gli aveva servito una palla d'oro. Dopo il secondo gol ha dovuto ringraziare solo se stesso e s'è concesso una danza a metà fra il samba e il woodoo. Ezequiel Lavezzi ha illuminato un'altra notte napoletana: doppietta alla Fiorentina. Non saranno i tre gol con i quali si presentò ad agosto al San Paolo, però gli avversari di ieri erano «veri», non il Pisa di serie C in coppa Italia, e i gol stavolta hanno un peso specifico decisamente maggiore. Vola a quota sette nella classifica dei cannonieri azzurri e decolla nell'Olimpo dei calciatori destinati a diventare campioni. Da ieri è entrato a far parte del progetto Napoli in maniera ancora più netta: con Marino ha prolungato il contratto di un altro anno ovvero il Pocho in azzurro fino al 2013. «L'Argentina mi manca - ha detto un minuto dopo il trionfo - Ma questa città mi avvolge e mi travolge con il suo affetto, impossibile sentire nostalgia». Nello stadio suona «Oje vita mia», Lavezzi in diretta tv dichiara il suo amore a Napoli. Ma ha anche voglia di dedicare il successo: «È per Zalayeta. Lui non può giocare perché s'è infortunato, perciò merita di essere coinvolto in questa notte di festa». Protagonista degli ultimi tre minuti della notturna di Torino domenica scorsa; protagonista dal primo minuto nella serata magica del San Paolo di ieri. All'Olimpico, contro la Juve, perse la palla che portò i bianconeri alla rete. Reja arrivò fino a metà campo per urlargli la sua rabbia, poi scoprì che quella palla era stata rubata con l'inganno di un fallo non visto dall'arbitro. Così, Lavezzi da grande colpevole s'è trasformato in martire della causa azzurra. A buona ragione, però: la società, dopo l'ennesimo fallo non fischiato, ha lanciato una campagna per la tutela di Lavezzi. «Gli arbitri non fischiano quando lui cade, solo perché ha la fama di cascatore», firmato Pierpaolo Marino. Il capo degli arbitri italiani, Cesare Gussoni, con signorilità ha ammesso: «Forse è vero, le etichette possono trarre in inganno gli arbitri». Ieri sera, però, Rosetti ha visto tutto e ha tenuto d'occhio Lavezzi il quale è caduto poco, perché è stato tartassato poco (all'andata, a Firenze, fu un tormento di falli e di fischi negati). Ieri il Pocho ha subìto in tutto quattro falli due dei quali fischiati. Ha toccato ventisette volte la palla e due volte ha fatto gol. Nelle altre venticinque occasioni in cui è stato chiamato in gioco dai compagni ha partecipato ad undici azioni pericolose, ha servito due assist (uno ad Hamsik nel primo tempo, ma era fuorigioco; e uno a Sosa nella ripresa, palla sparata fuori), ed ha fallito una bella giocata (39' della ripresa) in cui ha dribblato tre avversari ma ha concluso male. «I numeri contano poco. Questo successo non è di Lavezzi, ma di tutto il Napoli», ha detto l'argentino a fine partita. E ha proseguito: «Forse in questo campionato c'è mancata un po' di continuità, è vero. Ma dico che adesso la strada è quella giusta». Il Pocho sorride. Condivide la vittoria col gruppo ma sa che per larga parte è sua. Ha saputo riconquistarsi il ruolo da leader che gli spetta. Autorevole e autoritario; capace, da solo, di tenere sulle spine la difesa avversaria; pronto a scattare con quella rapidità che è la sua arma migliore; deciso nei contrasti, preciso nei passaggi. Un campione, il campione che Napoli ha cominciato ad amare in una notte d'agosto quando segnò tre gol al Pisa e si scrollò di dosso la fama del «gordo», del grassottello, che s'era conquistato presentandosi in ritiro con qualche chilo in più. «Immaginate cosa sarà - disse Reja - quando perderà peso e comincerà ad intendersi con i compagni». Ad agosto il popolo azzurro immaginava, oggi la gente del San Paolo non ha più bisogno di sognare. Lavezzi è qui, è campione vero, capace di cambiare faccia al Napoli, risultato alla partita e destino al campionato azzurro.
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Napoli-Fiorentina 2-0 + intervista finale a Lavezzi
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Napoli magico Lavezzi
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Lavezzi rinnova fino al 2013
Al termine della sfida con la Fiorentina, il direttore generale del Napoli, Pierpaolo Marino, ha annunciato il rinnovo del contratto fino al 2013 per l'argentino Ezequiel Lavezzi. .................................................................................................................................................................
Lavezzi diventa il settimo cannoniere argentino della storia partenopea
Con la doppietta alla Fiorentina Ezequiel Lavezzi ha scavalcato Antonio Ferrara ed ora occupa l'ottavo posto nella classifica dei ventidue argentini della storia del Napoli.
Una classifica che vede chiaramente in testa Diego Maradona con 81 gol.
1° Diego Maradona 81 gol in 188 presenze
2° Robertto Carlos Sosa 27 gol in 111 presenze
2° Bruno Pesaola 27 gol in 240 presenze
4° Juan Carlos Tacchi 16 gol in 115 presenze
5° Daniel Bertoni 14 gol in 53 presenze
6° Evaristo Barrera 12 gol in 47 presenze
6° Omar Sivori 12 gol in 63 presenze
8° Ezequiel Lavezzi 7 gol in 26 presenze
9° Antonio Ferrara 6 gol in 34 presenze.
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Lavezzi fa il fenomeno due gol per il San Paolo
Solo il primo gol di Lavezzi sradica dalla sua panchina il malinconico Reja. Gli restituisce i lampi d´ira delle serate ruggenti. L´allenatore ha dovuto gestire l´ennesimo mistero buffo: Sosa era uscito dal campo di allenamento l´altro giorno per un dolore muscolare o per un picco di depressione, ritrovandosi sconsolato tra le riserve? Sia il primo che il secondo gol sono firmati dal funambolo argentino e questo dovrebbe dire qualcosa al suscettibile suo connazionale.
Sono due gol realizzati a fior d´erba, da un Napoli che non è più quello di una volta, non è più quello di Sosa, la squadra dei lanci lunghi e dissennati nella speranza che trovasse la testa di bomber sempre generoso e con una grinta superiore alle sue risorse. Un Napoli che lancia lungo e alto verso buone stelle, il Napoli dell´improvvisazione, di una fede cieca che lo spingeva a credere in un prodigio. Buttala avanti, chissà.
Andava bene in C, persino in B, ora no. Reja ha convinto Sosa ad aspettare in panchina il momento opportuno. E Sosa ha capito. Il suo abbraccio con Calaiò al momento del cambio libera il Napoli da tanti sospetti e pettegolezzi che il silenzio stampa imposto ai giocatori non consente purtroppo di dissolvere.
Il Napoli ammirato nel primo tempo rivela geometrie sudamericane, ragionate, moderne: palla sempre bassa. Un gioco che richiede sia tecnica che mobilità. È in questo tipo di calcio che si ritrova Hamsyk, ma anche Calaiò, audace e attivo fino a commettere falli. È in queste trame che diventa utile Mannini, come dimostra l´assist del primo gol.
Si rivede finalmente il Napoli delle grandi serate, quelle che esaltano le sue aggressioni, caotiche e prepotenti, portate da uomini di fatica e di avventura come Gargano, Blasi, Savini. La sostituzione di Prandelli centra il problema. Liverani, vertice basso del rombo, si è fatto travolgere con tutti il suo reparto.
Un rombo compresso, allungato, stravolto dalla continuità di ritmo del Napoli. Lasciando Mutu e lo svagato Osvaldo soli con il loro estro. Una tensione che crea nel centrocampo fiorentino un corto circuito. Prandelli scommette quindi su Papa Waigo, rinunciando alla direzione ponderata di Liverani per uscire con le stravaganze del senegalese dal pressing del Napoli:
pressing alto per oltre un´ora, poi il centrocampo ha concesso una decina di metri, si è raccolto in un assetto di maggiore prudenza, non per prudenza, solo per necessità. Una fase che ha offerto del Napoli conferme e qualche sorpresa.
Gargano e Blasi sono il collaudato doppio turbo, peccato che le ammonizioni (ieri l´ennesima) stiano frammentando la stagione del mediano italiano, ex fiorentino. Conferma anche la formidabile prova di Santacroce. Sorprende invece la migliore tenuta di Cannavaro e Domizzi. La discontinuità è segnale di immaturità. Ma questo Napoli acerbo ancora una volta è stato da applausi.
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Napoli ai piedi di Lavezzi «Resterò a lungo in azzurro»
NAPOLI, 20 marzo - Era arrivato nella diffidenza generale, adesso è considerato un giocatore straordinario, probabilmente il più sorprendente di tutta la serie A. Lavezzi ha conquistato l'Italia, otto mesi dopo il suo arrivo (il 5 luglio 2007, esattamente 23 anni dopo l'arrivo di Maradona) è diventato il nuovo Re di Napoli.
E proprio come succedeva con il Pibe de Oro, il San Paolo - dopo la fantastica doppietta che ha trascinato gli azzurri alla vittoria ieri sera con la Fiorentina - lo ha festeggiato con lo stesso coro che dedicava a Diego:
'Oh mamma, mamma, mamma, sai perchè mi batte il corazon, ho visto il mio Pocho, ho visto il mio Pocho'.
E De Laurentiis e Marino, che hanno dimostrato di avere una lungimiranza straordinaria, non potevano restare solo a guardare questa fantastica ascesa. 'Volevano portarcelo via, gli abbiamo rinnovato il contratto di un altro anno, fino al 2013', hanno annunciato ieri sera con il sorriso smagliante nel ventre del San Paolo. Mai mossa fu più azzeccata, mai mossa fu più tempestiva.
IN AZZURRO A VITA - Adesso tutti i tifosi azzurri sanno che potranno godersi a lungo, questo funambolo argentino di Villa Gobernador Galvez (Santa Fe), che compirà 23 anni il prossimo 3 maggio e che in azzurro ha deciso di restarci fino ai 28. Il Napoli ha scelto il Pocho, il Pocho ha scelto Napoli.
'Qui ci voglio rimanere a lungo e fare ancora tanti gol', ha detto ieri sera uscendo trionfante dal San Paolo. Ha vinto la diffidenza di tutti, ha messo a tacere chi lo ha accusato di essere poco incisivo sotto porta (già 7 reti quest'anno con due doppiette), ha evitato di cadere nella trappola di chi voleva coinvolgerlo in storiacce notturne appena messo piede a Napoli.
NAPOLI TERRA SACRA - Lavezzi non si è mai fermato per smentire, Lavezzi ha sempre corso per stupire. Ha sofferto - e continua a farlo - per il trattamento che gli riservano gli avversari in campo: la sua velocità e i tanti falli subiti (che hanno fatto esplodere anche l'ira della società), gli sono costati anche l'etichetta di simulatore, che evidentemente qualcuno gli ha affibiato con troppa superficialità.
Ma lui è andato avanti sempre per la sua strada, riuscendo a ricaricarsi nella sua fantastica casa di Posillipo (di proprietà di Ciro Ferrara, a 200 metri da dove abitava Maradona) dove viva con la moglie Debora e il figlio Tomas, due anni. 'Qui a Napoli - ha confessato qualche tempo fa a un giornale argentino - mi sento in una terra sacra.
I tifosi sono fantastici, ci adorano. Non riesco a immaginare cosa succederebbe se il Napoli vincesse lo scudetto. Quando sono per strada, mi riconoscono subito e in cinque minuti mi ritrovo in mezzo a cento persone. Napoli è impressionante'. Napoli ha scelto il Pocho, il Pocho ha scelto Napoli. E lui continua a correre per stupire.
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mercoledì 19 marzo 2008
Napoli-Fiorentina 2-0: doppietta di Lavezzi!
Lavezzi: Felicissimo per la doppietta e per la vittoria
Ezequiel Lavezzi, attaccante del Napoli ed uomo partita Sky, ha rilasciato alcune dichiarazioni: "E' stata una vittoria bellissima. Sono molto soddisfatto per la doppietta realizzata. Il pubblico di Napoli e' fantastico; mi hanno emozionato quando si sono scatenati dopo i gol e al momento della sostituzione.
Spero di togliermi grandi soddisfazioni con questa maglia. L'Argentina? E' ovvio che sento la mancanza ma qui sto benissimo. La vittoria la dedichiamo a Zalayeta, che spero possa tornare presto. Adesso con Calaiò e Sosa cercheremo di chiudere nel migliore dei modi la stagione. La continuità? E' vero nelle partite scorse e' mancata un pò di continuità, ma adesso guardiamo avanti. Il ruolo di prima punta? Mi piace".
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mercoledì 12 marzo 2008
Lavezzi: 'Mi trovo benissimo a Napoli'
La chiave per diventare un calciatore importante è quella di migliorare giorno dopo giorno. Al momento le cose stanno andando abbastanza bene, non è facile, ma sono contento di questa opportunità nel calcio italiano. A Napoli mi sono ambientato bene, ho imparato in fretta l'italiano che mi serve per comunicare.
Mi piace l'affetto della gente. Il paragone con Maradona? Credo che sia una cosa bella poichè Diego è il mio idolo, ma non è assolutamente una pressione in più. Ancora oggi Maradona viene sempre ricordato con grande affetto. Un'offerta dall'Ucraina prima di approdare a Napoli? Si, c'era questa possibilità, ma la priorità è la mia famiglia.
Credo che non avrei potuto vivere in Ucraina, dove ci sono pochissimi argentini. A qualche punto della mia carriera vorrei tornare al San Lorenzo, mentre se dovessi tornare in Argentina da professionista, giocherei in qualsiasi squadra tranne che nel Newell's. Sono un tifoso del Rosario Central, e mi piacerebbe chiudere la carriera lì ma tranquilli, ho solo 22 anni, c'è tempo.
La Nazionale argentina? Per giocarci so che devo lottare per guadagnarmi un posto, anche se ci sono calciatori come Tevez e Messi che hanno la priorità poichè se lo meritano. Facendo bene a Napoli spero di avere più opportunità di approdare in Nazionale.
Se non fossi stato calciatore non so cosa avrei fatto, in passato ho lavorato con mio fratello che fa l'elettricista quindi non credo che sarei rimasto per strada. Il rapporto con i calciatori del Napoli? Ottimo. Nello spogliatoio sono riuscito a mettere un pò di cumbia, una musica argentina che mi piace molto.
All'inizio mi sono un pò preoccupato per come tutti curano il look, facendo manicure e pedicure. Io non sono così, vado solo ogni tanto a tagliarmi i capelli e basta. Il cibo di Napoli? Grandioso. La pizza quì è speciale, specialmente quella fatta con la mozzarella di bufala che in Argentina non si trova.
Mi piacciono molto anche la lasagna, il ragù e il risotto. Come dolce il babà è molto buono, anche se mi manca l' asado, un'ottima grigliata di carne tipica argentina, ma di questo non mi lamento affatto.
Lavezzi: I tifosi, Diego, la pizza. Napoli è uno sballo ..
. Ezequiel Lavezzi si confessa sulla rivista argentina El Gráfico. Nell'ultima edizione del mensile sportivo, il Pocho racconta la sua esperienza napoletana. «Mi sarebbe piaciuto chiedere la maglietta a Ronaldo, ma sono un ragazzo timido», rivela, anche se poi afferma che i paragoni a lui non piacciono. «Non voglio assomigliare a nessuno, la chiave è migliorare giorno dopo giorno per diventare un calciatore importante ed essere riconosciuto in tutto il mondo. È quello che voglio».
«Le cose stanno andando abbastanza bene - ha continuato - Non è facile, ma sono contento di questa opportunità nel calcio italiano. Mi piace l'affetto della gente, ti fermano sempre per strada ma ci si abitua. In Argentina il calciatore è stimato, ma il pubblico napoletano è più fanatico di quello argentino, sia con me che con quelli che non giocano. Mi paragonino a Maradona ed è una cosa bella, perché Diego è il mio idolo, ma non è una pressione in più. Qui a Napoli, sembra che la gente volesse più bene a Diego che in Argentina. Parlano sempre di lui, lo ricordano, gli vogliono bene. Le critiche che si fanno in Argentina, qui non sarebbero permesse. È troppo rispettato».
Infine la nazionale: «Per giocare nella nazionale argentina so che devo lottare un posto con grandissimi giocatori come Carlitos Tevez e Leo Messi. Loro hanno la priorità, perché se la sono meritata. Anche Aguero sta attraversando un grande momento in Spagna. Io devo fare bene qui, così magari avrò l'opportunità di andare spesso in Nazionale ».
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Argentina, convocato anche Lavezzi
Ezequiel Lavezzi e' stato convocato dal Ct della nazionale argentina, Alfio Basile, per l'amichevole del 26 marzo a Il Cairo con l'Egitto. Lavezzi e' stato selezionato insieme a quattro giocatori dell'Inter: Zanetti, Cambiasso, Burdisso e Cruz.
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martedì 4 marzo 2008
Lavezzi, l'oro di Napoli
LAVEZZI E NAPOLI Vedi Napoli e pensi a Baires: è successo anche a Lavezzi, che ad ambientarsi ha impiegato poco. ' E' una città fantastica che mi ha accolto benissimo. Dal primo giorno, mi sono sentito come se fossi stato a casa mia. La gente è calorosa'. Vive a Posillipo con la sua compagna Debora e con il figlioletto Tomas ('che già gioca a calcio ' ) , frequenta moltissimo Sosa ( ' al quale devo sempre un grazie perchè mi fatto immediatamente conoscere la città') Gargano e Zalayeta, con i quali ogni tanto si concede un'escursione a Torino, l'ex città del panterone.
Ama il mare e si lascia catturare dal pesce cucinato in qualsiasi modo, possibilmente in ristoranti di Borgo Marinari; per la pizza, senza il timore d'essere assediato dai tifosi, se ne va in zona Piazza Sannazzaro: 'E' molto difficile, ma ci provo. Non è semplice visitare i monumenti, volevo vedere Castel dell'Ovo, ma ci sono passato solo vicino. Comunque qui si mangia benissimo ' . Ieri per festeggiare la vittoria sull'Inter, pranzo con famiglia in via Caracciolo. E ai tavoli intorno, mezzo Napoli.
LAVEZZI E L'ARGENTINA
La Nazionale, ovviamente. Il sogno dei bambini, ma anche il sogno dei grandi: 'E quindi anche il mio sogno. La concorrenza è notevole, ma io punto a quella maglia'. Luglio 2007, il primo Lavezzi sbarca a Napoli e riparte per la Norvegia, infilandosi in amichevole tra le stelle d'una selezione esplosiva dalla cintola in su: ' Sono felice, realizzo un'ambizione. Ma ci voglio restare '.
L'umanissimo desiderio è una fatica di Ercole, e valgono poco gli accostamenti a Messi e quell'inizio di stagione elettrizzante, tutto finte e dribbling e assit: l'Argentina è una corazzata che ha una batteria d'attaccanti da far paura. Ma Lavezzi insiste, resiste, non desiste, e dopo tre mesi rieccolo con la maglietta biancazzurra a strisce verticali. A Los Angeles, c'è Argentina- Guatemala, c'è il pocho che segna: 'Ora spero di riuscire ad arrivare a Pechino, un appuntamento a cui non vorrei mancare. Il Napoli può aiutarmi ed io ce la metterò tutta per farcela a conquistare la Nazionale ' . Il fuoco di Olimpia arde dentro quel Lavezzi.
LAVEZZI E REJA
Reja fu il primo a difenderlo quando nel ritiro estivo in Austria qualcuno osò definirlo più 'gordo' che 'loco', così come era soprannominato nell'Estudiantes per la sua esuberanza mentre in famiglia lo chiamano 'Pocho' che è un vezzeggiativo e non ha alcun significato. ' Quando avrà smaltito qualche chilo di troppo e lo vedrete giocare, capirete quanto è bravo' , disse il tecnico friulano, che aveva visionato con Marino decine di videocassette, e dopo la strepitosa prestazione di Udine, confessò:' In Italia faranno fatica a fermarlo, è esplosivo e imprevedibile.
E nello spogliatoio è un ragazzo divertente, altro che introverso. A volte mi dà l'impressione di essere uno scugnizzo nato per caso in Argentina '. E lui di rimando:' Il mister è molto comprensivo con noi ed anche esigente'. Per Reja, Lavezzi è diventato una specie di figlioccio. Vi scherza in continuazione ma non poteva aspettarsi il gavettone durante Napoli-Inter fattogli dal Pocho con la borraccia per stemperare la tensione. 'Che figlio di buona donna' , ha replicato Reja, abbandonadosi ad un largo sorriso ed asciugandosi i capelli con le mani.
LAVEZZI E L' ITALIA
Sarà il nostro grande rimpianto ' , disse il presidente Enrico Preziosi dopo che Lavezzi aveva incantato all'Olimpico contro la Roma. L'argentino era stato prelavato dal Genoa quattro anni prima, era ancora un adolescente e venne pagato un milione e mezzo di euro. Arrivò in Liguria dopo la conquista sul campo della serie A da parte del Grifone. Vi rimase pochi giorni. Con la retrocessione in C a tavolino, il Genoa lo rispedì in Argentina parcheggiandolo al San Lorenzo de Almagro. L'anno dopo il club di Boedo lo riscattò per un milione e mezzo di dollari.
E qui Lavezzi, allenato da Diaz, cominciò a mettersi in mostra realizzando gol ma soprattutto fungendo da guastatore a ridosso delle punte. I grossi club cominciarono ad interessarsi a lui:' Ma il Pocho non si muove da qui ', esclamò Diaz. Nessuno, però, sa che Lavezzi prima di approdare a Genova era stato in prova alla Fermana del presidente Battaglioni. Era un ragazzo, aveva appena smesso con il calcio in Argentina e gli fu proposto di ricominciare in Italia. Fu scartato. ' Troppo fumoso e inadatto al calcio italiano ', sentenziarono nelle Marche.
LAVEZZI E MARADONA
Elementare, Ezequeiel: e Diego? Il tormento d'ogni argentino sbarcato a Napoli, il chiavistello per aprirli, per osservarli, per fenderne l'umore, per coglierne le emozioni, per farlo evocare o invocare. Buenos Aires, cioè Maradona, cioè la storia del Napoli racchiusa in sette impareggiabili stagioni ma anche un totem per chiunque arrivi dall'Argentina e sbarchi al San Paolo. 'Lui è il calcio, io sono semplicemente uno che corre dietro ad un pallone. Non alimentiamo paragoni, non è possibile ' .
Il primo giorno di Ezequeiel Lavezzi, ma anche l'ultimo ed inevitabilmente pure il prossimo: lui e Diego. ' Qui si parla sempre e soltanto di Maradona, giustamente. Lo si respira nell'aria'. E lo si nota ovunque: negli occhi smarriti di chi l'ha perso alla domenica allo stadio o sulla pelle d'un pocho eternamente devoto a quel talento ineguagliabile, una sorta di divinità da tenere tatuato addosso. 'Maradona è stato e rappresenta il calcio. Il mito di tutti quanti noi'. Comprensibile, locho.
LAVEZZI E L'EUROPA
Napoli è il banco di prova più importante della mia carriera. Nel 2007 ho vinto lo scudetto con il San Lorenzo e sono entrato nel giro della Nazionale. Spero di migliorarmi ancora ed arrivare con il Napoli nelle Coppe europee ', disse Lavezzi appena approdato a Castelvolturno, quando non immaginava le Olimpiadi. A febbraio si è spinto oltre:' Il primo sogno è Pechino, poi tra qualche anno c'è la qualificazione con il Napoli in Champions League ' .
Il Pocho è un ambizioso, proprio come piace a De Laurentiis. Un traguardo dietro l'altro, mai fermarsi nella vita. ' Sento che il futuro sarà nostro ed anche mio. A me piace vivere in libertà per il campo e credo di essere arrivato nella squadra e nella città giusta ' , ha spiegato. L'arrivismo di Lavezzi, paragonato da Capello a Teves e da Daniel Bertoni a Bruno Conti, si sposa in pieno con il progetto di De Laurentiis che proprio ieri ha affermato: ' L'Intertoto? Sono pronto ad iscrivere la squadra del mio cuore dovunque vorrà partecipare. Dipende solo dai miei moschettieri. Ma tra qualche anno dobbiamo arrivare in Champions, altrochè'.
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lunedì 3 marzo 2008
NAPOLI-INTER, IL COMMENTO
Incredibile ma vero. Il Napoli di Edy Reja, lo stesso Napoli tanto criticato per il pessimo rendimento degli ultimi 2 mesi (gennaio e febbraio) in cui ha conquistato appena 7 punti in 8 partite (media di 0,87 punti a partita), è l'unica squadra di Serie A ad aver battuto i Campioni d'Italia dell'Inter in questa stagione. I nerazzurri non perdevano in campionato dal 18 aprile 2007, 1-3 contro la Roma, la stessa Roma che a questo punto ringrazia il Napoli e si riporta a -6. Ma la "cortesia" partenopea è insidiosa perchè a quanto pare tra i piani azzurri c'è quello di tentare di ristabilire l'equilibrio già da domenica prossima, quando giocare al San Paolo toccherà proprio alla Roma di Spalletti, impegnata mercoledi a difendere il 2-1 nella difficilissima gara di ritorno sul campo del Real Madrid, per cercare il passaggio ai quarti di finale di Champions League. Ma se un Napoli dato in crisi ha battuto l'imbattuta capolista un motivo ci deve pur essere.
LE DUE SQUADRE
Effettivamente non si può ignorare che l'11 di Mancini era in estrema emergenza per via dell'indisponibilità di ben 9 uomini di primissimo livello quali Ibrahimovic, Cruz, Stankovic, Cambiasso, Samuel, Cordoba, Cesar, Maxwell, e Dacourt; altresì va anche detto che tra squadra e panchina i nerazzurri annoveravano giocatori del calibro di Crespo, Suazo, Zanetti, Materazzi, Julio Cesar, Figo, Chivu, Maicon, Maniche, Jimenez, oltre ai giovani e promettenti Balotelli e Pelè. Il Napoli da parte sua, orfano del solo Domizzi squalificato, e del portierone Iezzo ancora fermo ai box, ha potuto giocare con la squadra tipo (o quasi), ma ciò che effettivamente ha fatto la differenza è stato soprattutto il cuore. Si perchè il Napoli ha giocato dal primo all'ultimo minuto a 120%, correndo senza sosta a tutto campo, con voglia, grinta, determinazione e stimoli che sembravano perduti dopo la grande vittoria casalinga contro la Juventus del 27 ottobre scorso, e che solo a sprazzi sono venuti fuori in sporadiche ed episodiche occasioni. Dunque cuore, grinta, corsa, dinamismo e stimoli azzurri, contro condizione fisica approssimativa, infortuni, emergenza tecnica, squadra inedita in campo e infortuni in itinere di colore nerazzurro. Si perchè, ad "alleggerire" la situazione interista ci si è messo anche l'infortunio alla solita spalla sinistra per Christian Chivu, che ha dovuto abbandonare il campo di gioco al 52°. Ma poco conta. La verità è che il centrocampo rapido, guizzante e aggressivo del Napoli, ha surclassato quello spento, lento, impreciso e sfilacciato dell'Inter; che l'attacco del Napoli ha preso continuamente in velocità la difesa guidata dal Campione del Mondo Marco Materazzi, assistito da campioni internazionali del calibro di Maicon, Chivu e Zanetti; che la difesa del Napoli non ha concesso praticamente nulla agli attaccanti nerazzurri. Cosa che, a pensarci bene, ha davvero dell'incredibile. Incredibile. Si. Ma vero.
LA PARTITA
Vero come l'errore di Julio Cesar che dopo appena 3 minuti regala il gol del vantaggio al Napoli: lancio lungo dalle retrovie, Lavezzi scatta come un fulmine (e non è un caso), il portiere nerazzurro esce per bloccare ma la palla è troppo corta e Lavezzi è in agguato; in un istante l'estremo difensore brasiliano pensa al dribbling, al rilancio e al passaggio largo, ma quel che ne esce è un tocco maldestro che serve involontariamente Zalayeta, abilissimo a batterlo con un perfetto pallonetto, che fa esplodere i 60.000 del San Paolo: Napoli-Inter 1-0. Il Napoli insiste con pressing a centrocampo e ripartenze veloci. Il brevilineo Gargano ha la meglio sul "lunghissimo" Vieira, ancora alla ricerca della condizione migliore. Blasi è dovunque. Hamsik è svelto, propositivo e reattivo. Zalayeta, sbloccatosi da un lunghissimo digiuno di 2 mesi e mezzo, è in palla, per non parlare di Lavezzi che, appena il Napoli riconquista la sfera, attacca lo spazio con una velocità impressionante, dettando il passaggio lungo in profondità, e mettendo in crisi l'intera retroguardia nerazzurra. Il Napoli gira a mille e costruisce una serie infinita di palle gol che Julio Cesar è bravissimo a sventare, soprattutto quando toglie sulla linea una svirgolata di Materazzi, già rassegnato all'harakiri. L'Inter cerca di reagire ma la difesa azzurra è attentissima mentre la squadra di Mancini appare lenta, lunga, sfilacciata ed imprecisa. Solo al 19° Suazo ha una palla casuale che gli arriva sui piedi in area, ma Gianello neutralizza di piede la conclusione dell'attaccante honduregno. Il Napoli però non mette i remi in barca e anzi, insiste alla ricerca del secondo gol, sfruttando gli ampi spazi lasciati dell'Inter e la scarsa copertura in mediana di Pelè, Maniche e Vieira, a cui Gargano, Blasi ed Hamsik continuano a rubare palla, spazio e tempo. Nella sola prima frazione di gioco gli azzurri vanno vicini al gol con una penetrazione di Lavezzi con tiro a lato sul centro destra; con un bel colpo di testa di Cannavaro ben bloccato da Julio Cesar; con una staffilata ancora di Lavezzi a fil di palo; con un diagonale sbilenco di Zalayeta entrato in area con una grande azione di contropiede; con il salvataggio sulla linea dell'estremo difensore brasiliano sul quasi autogol di Materazzi; e con una serie impressionante di ripartenze mal sfruttate dagli azzurri. Finisce il primo tempo tra gli applausi scroscianti del San Paolo. Un Napoli nettamente superiore ha avuto il merito di annichilire i Campioni d'Italia, ma il demerito di non chiudere la gara con le tantissime occasioni create.
IL SECONDO TEMPO
Nella ripresa entra il capitano nerazzurro Zanetti, mentre Reja non mette mano ai cambi. Questa sera gli azzurri sembrano invasati. In apertura di ripresa uno scatenato Lavezzi va via ancora a Materazzi ma il tiro termina a lato. Un minuto dopo Santacroce strappa gli applausi effettuando un intervento perfetto in scivolata, tenendo testa in velocità a Suazo, che si stava per involare verso l'area con un'azione delle sue. Ma è solo una fiammata. Subito dopo il protagonista è ancora Julio Cesar che para d'istinto una violenta conclusione ravvicinata di Hamsik, perfettamente servito in area da Zalayeta. L'Inter cerca di spingere, soprattutto con Maicon sulla destra, ma Savini è in grande giornata e Hamsik lo aiuta in maniera efficace. Il copione è sempre lo stesso: l'Inter cerca il possesso, perde la palla e il Napoli riparte in velocità. In tre incredibili occasoni Zanetti ultimo uomo intercetta l'assist finale di Lavezzi per mandare in porta i compagni, ma al 73° Gargano si avventa sulla palla smorzata dal capitano nerazzurro e viene a contatto con Julio Cesar che prende prima la palla e poi il piede di Gargano: per l'arbitro Rizzoli è calcio di rigore. Tra le proteste nerazzurre Zalayeta si porta sul dischetto per la doppietta pesonale ma il suo tiro a mezza altezza è deviato in angolo dal balzo felino di Julio Cesar che completa alla grande il proprio riscatto personale dall'errore iniziale. A questo punto la paura che i nerazzurri possano prendere coraggio è tanta. Ma l'unica azione interista pericolosa è un lancio per Crespo dalle retrovie intercettato da Cannavaro. Gli immensi sforzi profusi dal Napoli cominciano tuttavia a farsi sentire, e la stanchezza sale. Soprattutto nelle gambe di Lavezzi, grandissimo protagonista per tutta la partita, che sbaglia all'81° l'ennesimo passaggio in contropiede, consentendo a Julio Cesar di uscire in presa bassa in anticipo su Zalayeta. El Pocho è stremato e si limita a tenere palla e amministrare il possesso perchè dopo 80 minuti a schizzare letteralmente come una scheggia per tutta la metà campo avversaria, la benzina è davvero finita. Anche uno spento Mannini è stremato e Reja lo toglie per Grava. La tensione è tanta, l'impresa si avvicina. Il quarto uomo indica 5 minut di recupero. Il pubblico protesta ma ci stanno tutti. L'Inter non ci crede e il Napoli fa girare la palla tra gli olè del pubblico. Al 94° entra Bogliacino per Hamsik ma è solo una mossa per spezzare fiato e ritmo. Ormai la partita è finita, ma quando lo dice Rizzoli con il suo triplice fischio è tutta un'altra musica: come quella delle note di "O'surdato 'nnammurato" che Santacroce canta in coro con i tifosi dello stadio San Paolo in festa.
IL "TERZO TEMPO"
I giocatori azzurri si abbracciano felici, così come Reja e Marino. Il terzo tempo è di quelli sani che fanno bene allo sport. Ma soprattutto la gioia azzurra per un risultato assolutamente insperato ha una quantità incredibile di sapori diversi: vittoria contro gli imbattuti Campioni d'Italia, 3 importantissimi punti in classifica che portano la squadra a +9 dalla zona retrocessione e -6 da quella Uefa, il ritorno al gol di Zalayeta, una prova da 10 e lode che ridona fiducia e serenità a squadra e ambiente, appannamento fisico superato, e la consapevolezza di aver riaperto il Campionato. Almeno fino a domenica prossima
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carlo abbate pocho fan's
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martedì 26 febbraio 2008
lunedì 11 febbraio 2008
Sampdoria-Napoli 2-0.
Continua la striscia negativa in trasferta per il Napoli che non vince lontano dalle mura amiche dalla seconda giornata di campionato. Emergenza difesa per la squadra di Reja, costretto a schierare Contini-Santacroce-Grava sulla linea difensiva e addirittura Blasi esterno destro. Nella Samp, assente il regista Volpi, in attacco Cassano in tandem con l'ex Bellucci. Nel primo tempo gli azzurri hanno tenuto benissimo il campo mantenendo una netta supremazia in fatto di possesso e giro palla, senza tuttavia mai riuscire ad impensierire i blucerchiati dalla trequarti in su. Gara noiosa e spezzettata, ravvivata solo da due occasioni per la Samp: la prima al 20° con incursione sulla destra di Maggio, fermato da Gianello con non poche difficoltà; la seconda al 42° con una torsione di Cassano che non impatta bene con il pallone consentendo al numero 22 azzurro la facile parata. Nella ripresa il comunque buon Napoli del primo tempo resta negli spogliatoi e la Samp alza baricentro e intensità di gioco. Gli azzurri si difendono con Contini e Santacroce su tutti a guidare la resistenza contro l'offensiva doriana. La gara segue molto nervosa e continuamente interrotta da falli e piccole discussioni senza particolari risvolti. Il Napoli, assolutamente impalpabile dalla trequarti in su, deve fare i conti con la stanchezza fisica di Lavezzi e Gargano, provati dall'impegno transoceanico con le proprie Nazionali, così come Hamsik, impegnato con la Slovacchia in Ungheria e sostituito da Bogliacino al 62° senza che questo provochi remora alcuna. La partita si trascina sui binari dello 0-0 ma il calcio è sempre imprevedibile: è il 76° e nella Samp è pronto ad entrare Bonazzoli al posto di Delvecchio ma proprio il centrocampista in procinto di uscire, beffa tutti ribadendo di testa a porta vuota un bel tiro di Bellucci respinto dalla traversa, dopo il perfetto assist in profondità di Cassano: è 1-0. Un Napoli senza energie prova a reagire ma dopo 6 minuti la Samp chiude i conti, ancora con protagonista Delvecchio, pescato solo a centro area e abile a servire di petto l'accorrente Franceschini, che con un perfetto diagonale fa secco Gianello per il 2-0. Napoli sulle gambe. Poca convinzione e poca forza nelle gambe. Reja prova anche la carta Sosa all'84°, ma la sensazione è che gli azzurri di quest'oggi non riuscirebbero ad andare a rete neanche se l'extratime durasse fino a mercoledi prossimo. E difatti arriva il fischio finale dell'arbitro Giannoccaro a sancire la 9ª sconfitta stagionale per il Napoli, la 7ª in trasferta, laddove gli azzurri sono riusciti a raccogliere appena 6 dei 27 punti totali che in questo momento valgono l'11° posto nella classifica generale della serie A. 6 punti dalla zona Uefa, 8 punti dalla zona retrocessione: fate un pò voi.
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carlo abbate pocho fan's
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